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  <title>Repubblica degli Stagisti</title>

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  <copyright>© 2026 Repubblica degli Stagisti</copyright>
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  <itunes:author>Eleonora Voltolina</itunes:author>
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  <description><![CDATA[Dal 2009, la Repubblica degli Stagisti è la testata online che accompagna i giovani nel momento di transizione dalla formazione al lavoro. L’obiettivo della Repubblica degli Stagisti è proporre notizie di qualità, precise, verificate, per aiutare i giovani a orientarsi nel mare magnum del mondo del lavoro. Inoltre, la nostra azione è mirata a migliorare il mercato del lavoro per i giovani, a partire dal tirocinio; tutelare i tirocinanti, la “parte debole” dell’universo stage, dai possibili abusi; e studiare la normativa e proporre miglioramenti.]]></description>
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     <title>Repubblica degli Stagisti</title>
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    <itunes:title>Alla scoperta dei mestieri digitali, che offrono tante nuove opportunità di lavoro ai giovani</itunes:title>
    <title>Alla scoperta dei mestieri digitali, che offrono tante nuove opportunità di lavoro ai giovani</title>
    <itunes:summary><![CDATA[Come le nuove tecnologie stanno trasformando il mondo del lavoro? Quali sono i nuovi mestieri che sono nati proprio da, per e con queste tecnologie? In un momento in cui il dibattito sull'intelligenza artificiale, da Chat GPT in giù, sta esplodendo in tutto il mondo, vale la pena di capire se l'incremento dell'utilizzo della tecnologia nelle imprese sia un rischio o un'opportunità.  Parliamo in questo episodio di mestieri del futuro con Marco Pesarini, partner di Bip xTech. «La tecnologia, la...]]></itunes:summary>
    <description><![CDATA[<p>Come le nuove tecnologie stanno trasformando il mondo del lavoro? Quali sono i nuovi mestieri che sono nati proprio da, per e con queste tecnologie? In un momento in cui il dibattito sull&apos;intelligenza artificiale, da Chat GPT in giù, sta esplodendo in tutto il mondo, vale la pena di capire se l&apos;incremento dell&apos;utilizzo della tecnologia nelle imprese sia un rischio o un&apos;opportunità.<br/><br/>Parliamo in questo episodio di mestieri del futuro con <b>Marco Pesarini, partner di Bip xTech</b>. «<b>La tecnologia, la robotica, l&apos;intelligenza artificiale stanno aggiungendo nuovi strumenti al lavoro che facciamo, nuovi strumenti che aiutano a cancellare i lavori difficili, noiosi, ripetitivi</b>» esordisce Pesarini: «Siamo davanti ad una trasformazione le cui prospettive ancora fatichiamo a comprendere ma che sono sicuramente molto interessanti». Questi strumenti sono secondo lui un prezioso supporto che permetterà agli esseri umani di spingersi «sempre di più nella direzione della creatività, dell&apos;intuizione, e sempre meno nell&apos;ambito dell&apos;esecuzione».<br/><br/><b>I nuovi mestieri &quot;gemmati&quot; dalle innovazioni tecnologiche non solo sono molti, non solo sono in crescita, ma garantiscono anche nella maggior parte dei casi condizioni contrattuali e retributive superiori rispetto alla media</b>. Insomma, avere questo tipo di competenze permette di poter trovare più facilmente lavoro. <br/><br/>Eppure ci sono ancora troppe poche persone che scelgono di formarsi in questi campi. Il cosiddetto mismatch, la discrepanza tra ciò che i datori di lavoro cercano e le competenze possedute in media da chi è alla ricerca di lavoro, è sempre molto alto in Italia: e quando si parla di digital mismatch, ancora di più. Specie per le ragazze: secondo uno studio realizzato nel 2019 da noi della Repubblica degli Stagisti e Spindox con il supporto dell&apos;Osservatorio giovani dell&apos;Istituto Toniolo e un campione di ben 2mila persone tra i 20 e i 34 anni, molte donne restano lontane dai percorsi formativi in informatica perché persiste tutt&apos;oggi un enorme stereotipo di genere che disegna lo studio dell&apos;informatica, così come le professioni ICT, come “roba da maschi”.<br/><br/>Ma ovviamente questi lavori in realtà sono alla portata di chiunque abbia un cervello portato all&apos;analisi, a prescindere dal genere: «Serve soprattutto una preparazione alla comprensione del requisito, al problem solving, all&apos;analisi» conferma Pesarini: ci sono «sempre più donne che entrano in questi percorsi; quindi se è vero che adesso la proporzione è sbilanciata a favore degli uomini, a tendere questa cosa cambierà».<br/><br/>Con Eleonora Voltolina, fondatrice della Repubblica degli Stagisti, nel corso dell&apos;episodio Pesarini approfondisce anche il tema etico legato a queste nuove tecnologie: «L&apos;intelligenza artificiale non è etica», ammonisce il manager: «Etica e supervisione saranno sempre nelle mani dell’uomo; questo è il nuovo lavoro dell&apos;ingegnere che lavora nell&apos;ambito dell&apos;intelligenza artificiale». E il pensiero non può che correre a R. Daneel Olivaw, indimenticabile e profetico personaggio al centro della saga dei robot e della Fondazione di Isaac Asimov. <br/><br/>Rispetto agli sbocchi lavorativi, Pesarini spiega come per anni ci sia stata una grande richiesta di data scientists, «specialisti di intelligenza artificiale creata da zero». Ma questa figura, «adesso è già superata» perché il Data Scientist classico faceva quel «che oggi Chat GPT fa facilmente. Per questo stiamo sempre di più investendo su figure tipo Data Engineer, Cloud Engineer».<br/><br/>E il suo libro del cuore?  L&apos;arte della guerra di Shun Tzu, un grande classico «che parla di strategia militare ma che può essere veramente applicata nella crescita professionale di tutti noi». </p>]]></description>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Come le nuove tecnologie stanno trasformando il mondo del lavoro? Quali sono i nuovi mestieri che sono nati proprio da, per e con queste tecnologie? In un momento in cui il dibattito sull&apos;intelligenza artificiale, da Chat GPT in giù, sta esplodendo in tutto il mondo, vale la pena di capire se l&apos;incremento dell&apos;utilizzo della tecnologia nelle imprese sia un rischio o un&apos;opportunità.<br/><br/>Parliamo in questo episodio di mestieri del futuro con <b>Marco Pesarini, partner di Bip xTech</b>. «<b>La tecnologia, la robotica, l&apos;intelligenza artificiale stanno aggiungendo nuovi strumenti al lavoro che facciamo, nuovi strumenti che aiutano a cancellare i lavori difficili, noiosi, ripetitivi</b>» esordisce Pesarini: «Siamo davanti ad una trasformazione le cui prospettive ancora fatichiamo a comprendere ma che sono sicuramente molto interessanti». Questi strumenti sono secondo lui un prezioso supporto che permetterà agli esseri umani di spingersi «sempre di più nella direzione della creatività, dell&apos;intuizione, e sempre meno nell&apos;ambito dell&apos;esecuzione».<br/><br/><b>I nuovi mestieri &quot;gemmati&quot; dalle innovazioni tecnologiche non solo sono molti, non solo sono in crescita, ma garantiscono anche nella maggior parte dei casi condizioni contrattuali e retributive superiori rispetto alla media</b>. Insomma, avere questo tipo di competenze permette di poter trovare più facilmente lavoro. <br/><br/>Eppure ci sono ancora troppe poche persone che scelgono di formarsi in questi campi. Il cosiddetto mismatch, la discrepanza tra ciò che i datori di lavoro cercano e le competenze possedute in media da chi è alla ricerca di lavoro, è sempre molto alto in Italia: e quando si parla di digital mismatch, ancora di più. Specie per le ragazze: secondo uno studio realizzato nel 2019 da noi della Repubblica degli Stagisti e Spindox con il supporto dell&apos;Osservatorio giovani dell&apos;Istituto Toniolo e un campione di ben 2mila persone tra i 20 e i 34 anni, molte donne restano lontane dai percorsi formativi in informatica perché persiste tutt&apos;oggi un enorme stereotipo di genere che disegna lo studio dell&apos;informatica, così come le professioni ICT, come “roba da maschi”.<br/><br/>Ma ovviamente questi lavori in realtà sono alla portata di chiunque abbia un cervello portato all&apos;analisi, a prescindere dal genere: «Serve soprattutto una preparazione alla comprensione del requisito, al problem solving, all&apos;analisi» conferma Pesarini: ci sono «sempre più donne che entrano in questi percorsi; quindi se è vero che adesso la proporzione è sbilanciata a favore degli uomini, a tendere questa cosa cambierà».<br/><br/>Con Eleonora Voltolina, fondatrice della Repubblica degli Stagisti, nel corso dell&apos;episodio Pesarini approfondisce anche il tema etico legato a queste nuove tecnologie: «L&apos;intelligenza artificiale non è etica», ammonisce il manager: «Etica e supervisione saranno sempre nelle mani dell’uomo; questo è il nuovo lavoro dell&apos;ingegnere che lavora nell&apos;ambito dell&apos;intelligenza artificiale». E il pensiero non può che correre a R. Daneel Olivaw, indimenticabile e profetico personaggio al centro della saga dei robot e della Fondazione di Isaac Asimov. <br/><br/>Rispetto agli sbocchi lavorativi, Pesarini spiega come per anni ci sia stata una grande richiesta di data scientists, «specialisti di intelligenza artificiale creata da zero». Ma questa figura, «adesso è già superata» perché il Data Scientist classico faceva quel «che oggi Chat GPT fa facilmente. Per questo stiamo sempre di più investendo su figure tipo Data Engineer, Cloud Engineer».<br/><br/>E il suo libro del cuore?  L&apos;arte della guerra di Shun Tzu, un grande classico «che parla di strategia militare ma che può essere veramente applicata nella crescita professionale di tutti noi». </p>]]></content:encoded>
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    <itunes:author>Eleonora Voltolina, Marco Pesarini</itunes:author>
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    <pubDate>Fri, 24 Nov 2023 10:00:00 +0100</pubDate>
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    <itunes:title>Cos&#39;è un “bel” lavoro, come lo si riconosce? E come lo si trova? </itunes:title>
    <title>Cos&#39;è un “bel” lavoro, come lo si riconosce? E come lo si trova? </title>
    <itunes:summary><![CDATA[Quando ci svegliamo la mattina, siamo felici di quel che ci aspetta? Del lavoro che faremo per gran parte della nostra giornata? Tutti abbiamo in testa un’idea di quel che ci piace – o ci piacerebbe – fare. Un sogno, a volte addirittura una “vocazione”, come si dice di alcuni mestieri come il medico o l’insegnante. Il lavoro è una attività che occupa la maggior parte del nostro tempo per la maggior parte della nostra vita adulta. Ed è bene quindi che ci faccia sentire bene.  Bisogna allora ca...]]></itunes:summary>
    <description><![CDATA[<p>Quando ci svegliamo la mattina, siamo felici di quel che ci aspetta? Del lavoro che faremo per gran parte della nostra giornata? Tutti abbiamo in testa un’idea di quel che ci piace – o ci piacerebbe – fare. Un sogno, a volte addirittura una “vocazione”, come si dice di alcuni mestieri come il medico o l’insegnante. Il lavoro è una attività che occupa la maggior parte del nostro tempo per la maggior parte della nostra vita adulta. Ed è bene quindi che ci faccia sentire bene.<br/><br/>Bisogna allora capire come creare e trovare  “lavoro di qualità”, «lavoro che sappia ricomporre le esigenze di competitività delle imprese con le aspirazioni e i desideri dei singoli», come si legge nel<b> libro “Un bel lavoro” (editrice Egea).</b>  Ospite di questa puntata del podcast è l&apos;<b>autore, Alfonso Fuggett</b>a, professore Ordinario di Informatica presso il Politecnico di Milano e amministratore delegato e direttore scientifico del centro di ricerca Cefriel, da molti anni tra le aziende virtuose dell&apos;RdS network.<br/><br/><b>Il libro delinea dieci grandi temi per costruire la definizione del buon lavoro, il “bel” lavoro appunto</b>. Mettendosi nei panni di un giovane, Fuggetta è convinto che uno degli aspetti più importanti da considerare sia «la possibilità di imparare», cioè il fatto che l&apos;azienda offra «non soltanto i corsi per la formazione, ma uno stile di lavoro, un ambiente lavorativo in cui sono previste diverse modalità di sviluppo personale».<br/><br/>Peraltro è raro che una persona sappia fin da giovanissima quali sono di preciso i suoi talenti e le sue inclinazioni : «Quindi provare vari ambiti professionali, o varie mansioni nello stesso ambito professionale, può essere utile»: senza esagerare, naturalmente, per non finire a fare “job hopping”.<br/><br/>Fuggetta sottolinea nel libro e nella conversazione podcast che a fronte di tanti giovani senza lavoro, i diplomati ITS o i laureati in ingegneria trovano spesso un&apos;occupazione prima ancora di finire gli studi. Ma c&apos;è un tema di <b>sovraffollamento di alcune università</b>: «Abbiamo bisogno di più poli universitari» afferma, contrastando con decisione la retorica che punta il dito sul numero eccessivo di atenei in Italia: «Devono essere centrati sulle materie per cui c&apos;è maggiore richiesta», però: e contemporaneamente andrebbe fatto «un piano complessivo che dica quante persone formare».<br/><br/>Alfonso Fuggetta discute con la fondatrice della Repubblica degli Stagisti Eleonora Voltolina anche lo spinoso tema dei <b>salari bassi e dei giovani sottopagati</b>, con una riflessione  schietta su come sia spesso la pubblica amministrazione a proporre le retribuzioni più basse, per esempio con le gare e gli appalti al massimo ribasso. E allora <b>bisognerebbe pretendere uno «Stato che paga bene, che paga il giusto»</b>, e che non sia invece il primo  «a generare la compressioni dei salari: se il pubblico iniziasse a spendere in maniera più responsabile i suoi soldi, probabilmente un effetto positivo sul mercato lo si avrebbe». Perché anche alle aziende private arriverebbe un buon esempio che ora manca.</p><p>Il libro del cuore di Alfonso Fuggetta è<b> “La quinta disciplina” di Peter M. Senge</b>, docente al MIT di Boston, pubblicato in italiano da Sperling &amp; Kupfer con il sottotitolo “L&apos;arte e la pratica dell&apos;apprendimento organizzativo”. Ma Fuggetta suggerisce accanto a questo anche un grande classico della narrativa, <b>“Il gioco delle perle di vetro” di Hermann Hesse</b> (Mondadori), «che racconta tra l&apos;altro la storia di un educatore: il suo discorso finale prima di abbandonare la comunità di Castalia è una cosa meravigliosa, che  dovrebbe essere anche l&apos;ispirazione di tutti noi docenti – e non solo».</p>]]></description>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Quando ci svegliamo la mattina, siamo felici di quel che ci aspetta? Del lavoro che faremo per gran parte della nostra giornata? Tutti abbiamo in testa un’idea di quel che ci piace – o ci piacerebbe – fare. Un sogno, a volte addirittura una “vocazione”, come si dice di alcuni mestieri come il medico o l’insegnante. Il lavoro è una attività che occupa la maggior parte del nostro tempo per la maggior parte della nostra vita adulta. Ed è bene quindi che ci faccia sentire bene.<br/><br/>Bisogna allora capire come creare e trovare  “lavoro di qualità”, «lavoro che sappia ricomporre le esigenze di competitività delle imprese con le aspirazioni e i desideri dei singoli», come si legge nel<b> libro “Un bel lavoro” (editrice Egea).</b>  Ospite di questa puntata del podcast è l&apos;<b>autore, Alfonso Fuggett</b>a, professore Ordinario di Informatica presso il Politecnico di Milano e amministratore delegato e direttore scientifico del centro di ricerca Cefriel, da molti anni tra le aziende virtuose dell&apos;RdS network.<br/><br/><b>Il libro delinea dieci grandi temi per costruire la definizione del buon lavoro, il “bel” lavoro appunto</b>. Mettendosi nei panni di un giovane, Fuggetta è convinto che uno degli aspetti più importanti da considerare sia «la possibilità di imparare», cioè il fatto che l&apos;azienda offra «non soltanto i corsi per la formazione, ma uno stile di lavoro, un ambiente lavorativo in cui sono previste diverse modalità di sviluppo personale».<br/><br/>Peraltro è raro che una persona sappia fin da giovanissima quali sono di preciso i suoi talenti e le sue inclinazioni : «Quindi provare vari ambiti professionali, o varie mansioni nello stesso ambito professionale, può essere utile»: senza esagerare, naturalmente, per non finire a fare “job hopping”.<br/><br/>Fuggetta sottolinea nel libro e nella conversazione podcast che a fronte di tanti giovani senza lavoro, i diplomati ITS o i laureati in ingegneria trovano spesso un&apos;occupazione prima ancora di finire gli studi. Ma c&apos;è un tema di <b>sovraffollamento di alcune università</b>: «Abbiamo bisogno di più poli universitari» afferma, contrastando con decisione la retorica che punta il dito sul numero eccessivo di atenei in Italia: «Devono essere centrati sulle materie per cui c&apos;è maggiore richiesta», però: e contemporaneamente andrebbe fatto «un piano complessivo che dica quante persone formare».<br/><br/>Alfonso Fuggetta discute con la fondatrice della Repubblica degli Stagisti Eleonora Voltolina anche lo spinoso tema dei <b>salari bassi e dei giovani sottopagati</b>, con una riflessione  schietta su come sia spesso la pubblica amministrazione a proporre le retribuzioni più basse, per esempio con le gare e gli appalti al massimo ribasso. E allora <b>bisognerebbe pretendere uno «Stato che paga bene, che paga il giusto»</b>, e che non sia invece il primo  «a generare la compressioni dei salari: se il pubblico iniziasse a spendere in maniera più responsabile i suoi soldi, probabilmente un effetto positivo sul mercato lo si avrebbe». Perché anche alle aziende private arriverebbe un buon esempio che ora manca.</p><p>Il libro del cuore di Alfonso Fuggetta è<b> “La quinta disciplina” di Peter M. Senge</b>, docente al MIT di Boston, pubblicato in italiano da Sperling &amp; Kupfer con il sottotitolo “L&apos;arte e la pratica dell&apos;apprendimento organizzativo”. Ma Fuggetta suggerisce accanto a questo anche un grande classico della narrativa, <b>“Il gioco delle perle di vetro” di Hermann Hesse</b> (Mondadori), «che racconta tra l&apos;altro la storia di un educatore: il suo discorso finale prima di abbandonare la comunità di Castalia è una cosa meravigliosa, che  dovrebbe essere anche l&apos;ispirazione di tutti noi docenti – e non solo».</p>]]></content:encoded>
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    <itunes:author>Eleonora Voltolina, Alfonso Fuggetta</itunes:author>
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    <pubDate>Mon, 13 Nov 2023 17:00:00 +0100</pubDate>
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    <itunes:keywords>formazione, lavoro, cefriel, occupazione, giovani, occupazione giovanile, salari bassi, università, percorsi formativi, Informatica, Ingegneria, ITS, contratti di lavoro, quiet quitting, job hopping, formazione professionale, apprendimento continuo</itunes:keywords>
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    <itunes:title>Non c&#39;è niente di cui vergognarsi ad andare dallo psicologo: la terapia online può abbattere i muri</itunes:title>
    <title>Non c&#39;è niente di cui vergognarsi ad andare dallo psicologo: la terapia online può abbattere i muri</title>
    <itunes:summary><![CDATA[In questo episodio parliamo di come internet può servire a creare un servizio per le persone, a creare lavoro, e contemporaneamente anche a cambiare la percezione rispetto a un tema importante come quello della salute mentale. Lo facciamo con Corena Pezzella, HR manager di Unobravo,  start-up che fornisce un servizio di psicologia online.  «I pregiudizi sulla psicoterapia sono innumerevoli: il primo, "dallo psicologo ci vanno i matti", è quello più duro a morire» dice Pezzella nel corso ...]]></itunes:summary>
    <description><![CDATA[<p>In questo episodio parliamo di come internet può servire a creare un servizio per le persone, a creare lavoro, e contemporaneamente anche a cambiare la percezione rispetto a un tema importante come quello della salute mentale. Lo facciamo con Corena Pezzella, HR manager di Unobravo,  start-up che fornisce un servizio di psicologia online.<br/><br/>«I pregiudizi sulla psicoterapia sono innumerevoli: il primo, &quot;dallo psicologo ci vanno i matti&quot;, è quello più duro a morire» dice Pezzella nel corso dell&apos;episodio, registrato live all&apos;università Cattolica di Milano: «Ma la maggior parte delle persone che vanno in psicoterapia ci vanno per problematiche che riguardano la vita di tutti i giorni: relazioni amorose, difficoltà lavorative». <br/><br/>Il fatto di aver creato ex novo una piattaforma online, eliminando così per i pazienti l&apos;atto fisico di varcare la soglia dello studio medico e sedersi sul famigerato &quot;lettino&quot;, è una delle chiavi del  successo di UnoBravo, così come «la democraticizzazione della terapia» dice ancora Pezzella: «Noi abbiamo dei costi contenuti che rendono la terapia effettivamente accessibile a tutti». <br/><br/>Con Corena Pezzella la direttrice della Repubblica degli Stagisti Eleonora Voltolina affronta anche il tema generale della salute mentale in Italia: «All&apos;estero, in particolare nel Regno Unito, in cui c&apos;è molta più attenzione» dice Pezzella: «Il medico di base fa tante più domande relative al benessere psicologico, c&apos;è  più attenzione anche sul luogo di lavoro. In Italia dobbiamo lavorare ancora un po&apos;», per esempio facendo entrare gli psicologi «nelle scuole, nelle Asl, nei Comuni».<br/><br/>Il libro del cuore di Corena Pezzella è &quot;Il Punto&quot; di David Means, pubblicato in italiano da Einaudi nella traduzione di Silvia Pareschi: una riflessione su «quanto un singolo evento possa cambiare completamente il significato della tua vita, o proprio la tua vita effettivamente per qualcosa che accade».<br/><br/></p>]]></description>
    <content:encoded><![CDATA[<p>In questo episodio parliamo di come internet può servire a creare un servizio per le persone, a creare lavoro, e contemporaneamente anche a cambiare la percezione rispetto a un tema importante come quello della salute mentale. Lo facciamo con Corena Pezzella, HR manager di Unobravo,  start-up che fornisce un servizio di psicologia online.<br/><br/>«I pregiudizi sulla psicoterapia sono innumerevoli: il primo, &quot;dallo psicologo ci vanno i matti&quot;, è quello più duro a morire» dice Pezzella nel corso dell&apos;episodio, registrato live all&apos;università Cattolica di Milano: «Ma la maggior parte delle persone che vanno in psicoterapia ci vanno per problematiche che riguardano la vita di tutti i giorni: relazioni amorose, difficoltà lavorative». <br/><br/>Il fatto di aver creato ex novo una piattaforma online, eliminando così per i pazienti l&apos;atto fisico di varcare la soglia dello studio medico e sedersi sul famigerato &quot;lettino&quot;, è una delle chiavi del  successo di UnoBravo, così come «la democraticizzazione della terapia» dice ancora Pezzella: «Noi abbiamo dei costi contenuti che rendono la terapia effettivamente accessibile a tutti». <br/><br/>Con Corena Pezzella la direttrice della Repubblica degli Stagisti Eleonora Voltolina affronta anche il tema generale della salute mentale in Italia: «All&apos;estero, in particolare nel Regno Unito, in cui c&apos;è molta più attenzione» dice Pezzella: «Il medico di base fa tante più domande relative al benessere psicologico, c&apos;è  più attenzione anche sul luogo di lavoro. In Italia dobbiamo lavorare ancora un po&apos;», per esempio facendo entrare gli psicologi «nelle scuole, nelle Asl, nei Comuni».<br/><br/>Il libro del cuore di Corena Pezzella è &quot;Il Punto&quot; di David Means, pubblicato in italiano da Einaudi nella traduzione di Silvia Pareschi: una riflessione su «quanto un singolo evento possa cambiare completamente il significato della tua vita, o proprio la tua vita effettivamente per qualcosa che accade».<br/><br/></p>]]></content:encoded>
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    <itunes:author>Eleonora Voltolina, Corena Pezzella, UnoBravo</itunes:author>
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    <pubDate>Wed, 11 Oct 2023 11:00:00 +0200</pubDate>
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    <itunes:keywords>psicoterapia, psicologia, analisi, psicologo, UnoBravo, salute mentale, disagio, giovani, malessere, piattaforma, platform economy, Corena Pezzella, Danila Di Stefano,</itunes:keywords>
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    <itunes:title>Piattaforme digitali, come si usano, come ci si lavora: luci e ombre con Ivana Pais</itunes:title>
    <title>Piattaforme digitali, come si usano, come ci si lavora: luci e ombre con Ivana Pais</title>
    <itunes:summary><![CDATA[Grazie alle nuove tecnologie oggi la vita di tutti noi è “ibrida”: in parte offline, in presenza, e in parte online.  L'esempio più classico è quello delle vacanze: oggi per prenotarle chi di noi va fisicamente in un’agenzia di viaggi, come si faceva anche solo dieci o vent'anni fa? E allora: come le piattaforme digitali hanno trasformato le nostre vite? In questo episodio lo spiega una grande esperta, Ivana Pais, docente  di Sociologia economica all'università Cattolica.  Un aspett...]]></itunes:summary>
    <description><![CDATA[<p>Grazie alle nuove tecnologie oggi la vita di tutti noi è “ibrida”: in parte offline, in presenza, e in parte online.  L&apos;esempio più classico è quello delle vacanze: oggi per prenotarle chi di noi va fisicamente in un’agenzia di viaggi, come si faceva anche solo dieci o vent&apos;anni fa? E allora: <b>come le piattaforme digitali hanno trasformato le nostre vite? In questo episodio lo spiega una grande esperta, Ivana Pais, docente  di Sociologia economica all&apos;università Cattolica.</b><br/><br/>Un aspetto controverso delle piattaforme è la qualità del lavoro che offrono: è caso famoso dei rider, pagati (poco) per andare in bicicletta  a ritirare il cibo in pizzerie e ristoranti e poi consegnarlo a casa dei clienti, senza però essere assunti dalle piattaforme che abilitano questo servizio. E qui si staglia <b>uno dei problemi più grandi della platform economy, e cioè l&apos;opacità delle condizioni offerte a chi le usa per lavorare</b>: «Nel passato, anche nelle situazioni in cui c&apos;erano condizioni di lavoro molto dure e  ingiuste,  non dignitose, le regole del gioco però erano note: la modalità di organizzazione del lavoro era conosciuta» dice  Pais, ricordando &quot;Tempi Moderni&quot; di Charlie Chaplin: così non era difficile «mettere in atto  azioni collettive per rivendicare il giusto trattamento dei lavoratori». Oggi invece spesso le «regole di funzionamento non vengono comunicate al lavoratore», rendendolo  più solo e fragile.<br/><br/>E&apos; dunque miope credere che le piattaforme siano &quot;neutre&quot;: «Il potere resta centralizzato: <b>ci sono piattaforme in cui quando un operatore scende sotto una certa soglia reputazionale viene in automatico scollegato dalla piattaforma</b>» dice Pais. Come in una celebre puntata di Black Mirror, andata in onda nel 2016 e sempre più attuale.<br/><br/>In qualità di principal investigator della ricerca &quot;WePlat – Welfare Systems in the Age of Platforms&quot;, Ivana Pais ha individuato <b>127 piattaforme operanti in Italia nel settore salute, educazione e cura dell’infanzia, e assistenza sociosanitaria</b>. Purtroppo «la ricerca accademica è  focalizzata esclusivamente sui rider: pare che sia l&apos;unica attività che viene svolta attraverso piattaforma digitale!» spiega la professoressa: eppure ci sono tanti altri servizi che vengono forniti attraverso (e intermediari dalle) piattaforme. <br/><br/>E per chi sogna di inventarsi lanciare la prossima piattaforma &quot;sbancatutto&quot;, andandosi ad aggiungere al gotha dei &quot;nerd geniali&quot; come per esempio Danila Di Stefano di Unobravo, Pais ricorda che «ormai sappiamo che<b> l&apos;idea conta, ma l&apos;implementazione poi conta di più»: insomma l&apos;intuizione geniale serve, ma non basta se poi non la si sa mettere a terra in maniera efficace.<br/></b><br/>Nel corso dell&apos;episodio, registrato live all&apos;università Cattolica di Milano, la fondatrice della Repubblica degli Stagisti Eleonora Voltolina esplora  con Ivana Pais anche la condizione &quot;ibrida&quot; di  coloro che usano le piattaforme come &quot;venditori&quot;, per esempio per affittare il proprio appartamento o vendere vestiti o oggetti usati. «Noi chiamiamo queste persone <b>pro-am, professionisti amatoriali, o anche slash workers</b>, perchè sono persone che fanno un&apos;attività slash un&apos;altra slash un&apos;altra».<br/><br/>Le piattaforme esercitano un fascino particolare sulle nuove generazioni native digitali, sia come clienti sia come lavoratori: «perché hanno degli elementi oggettivamente interessanti: rispondono a dei bisogni e anche a dei desideri» dice  Pais.<br/><br/>E il suo libro del cuore?  <b>L&apos;Ottava Vita della scrittrice georgiana Nino Haratischwili, pubblicato in Italia da Marsilio</b>: «Una saga che inizia all&apos;inizio del Novecento e finisce pochi anni fa, e si muove tra Tblisi, San Pietroburgo, la Rivoluzione d&apos;ottobre, poi si sposta in Inghilterra, e la storia di questa famiglia segue la Storia con la s maiuscola, con degli elementi di pensiero magico intrigante». </p>]]></description>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Grazie alle nuove tecnologie oggi la vita di tutti noi è “ibrida”: in parte offline, in presenza, e in parte online.  L&apos;esempio più classico è quello delle vacanze: oggi per prenotarle chi di noi va fisicamente in un’agenzia di viaggi, come si faceva anche solo dieci o vent&apos;anni fa? E allora: <b>come le piattaforme digitali hanno trasformato le nostre vite? In questo episodio lo spiega una grande esperta, Ivana Pais, docente  di Sociologia economica all&apos;università Cattolica.</b><br/><br/>Un aspetto controverso delle piattaforme è la qualità del lavoro che offrono: è caso famoso dei rider, pagati (poco) per andare in bicicletta  a ritirare il cibo in pizzerie e ristoranti e poi consegnarlo a casa dei clienti, senza però essere assunti dalle piattaforme che abilitano questo servizio. E qui si staglia <b>uno dei problemi più grandi della platform economy, e cioè l&apos;opacità delle condizioni offerte a chi le usa per lavorare</b>: «Nel passato, anche nelle situazioni in cui c&apos;erano condizioni di lavoro molto dure e  ingiuste,  non dignitose, le regole del gioco però erano note: la modalità di organizzazione del lavoro era conosciuta» dice  Pais, ricordando &quot;Tempi Moderni&quot; di Charlie Chaplin: così non era difficile «mettere in atto  azioni collettive per rivendicare il giusto trattamento dei lavoratori». Oggi invece spesso le «regole di funzionamento non vengono comunicate al lavoratore», rendendolo  più solo e fragile.<br/><br/>E&apos; dunque miope credere che le piattaforme siano &quot;neutre&quot;: «Il potere resta centralizzato: <b>ci sono piattaforme in cui quando un operatore scende sotto una certa soglia reputazionale viene in automatico scollegato dalla piattaforma</b>» dice Pais. Come in una celebre puntata di Black Mirror, andata in onda nel 2016 e sempre più attuale.<br/><br/>In qualità di principal investigator della ricerca &quot;WePlat – Welfare Systems in the Age of Platforms&quot;, Ivana Pais ha individuato <b>127 piattaforme operanti in Italia nel settore salute, educazione e cura dell’infanzia, e assistenza sociosanitaria</b>. Purtroppo «la ricerca accademica è  focalizzata esclusivamente sui rider: pare che sia l&apos;unica attività che viene svolta attraverso piattaforma digitale!» spiega la professoressa: eppure ci sono tanti altri servizi che vengono forniti attraverso (e intermediari dalle) piattaforme. <br/><br/>E per chi sogna di inventarsi lanciare la prossima piattaforma &quot;sbancatutto&quot;, andandosi ad aggiungere al gotha dei &quot;nerd geniali&quot; come per esempio Danila Di Stefano di Unobravo, Pais ricorda che «ormai sappiamo che<b> l&apos;idea conta, ma l&apos;implementazione poi conta di più»: insomma l&apos;intuizione geniale serve, ma non basta se poi non la si sa mettere a terra in maniera efficace.<br/></b><br/>Nel corso dell&apos;episodio, registrato live all&apos;università Cattolica di Milano, la fondatrice della Repubblica degli Stagisti Eleonora Voltolina esplora  con Ivana Pais anche la condizione &quot;ibrida&quot; di  coloro che usano le piattaforme come &quot;venditori&quot;, per esempio per affittare il proprio appartamento o vendere vestiti o oggetti usati. «Noi chiamiamo queste persone <b>pro-am, professionisti amatoriali, o anche slash workers</b>, perchè sono persone che fanno un&apos;attività slash un&apos;altra slash un&apos;altra».<br/><br/>Le piattaforme esercitano un fascino particolare sulle nuove generazioni native digitali, sia come clienti sia come lavoratori: «perché hanno degli elementi oggettivamente interessanti: rispondono a dei bisogni e anche a dei desideri» dice  Pais.<br/><br/>E il suo libro del cuore?  <b>L&apos;Ottava Vita della scrittrice georgiana Nino Haratischwili, pubblicato in Italia da Marsilio</b>: «Una saga che inizia all&apos;inizio del Novecento e finisce pochi anni fa, e si muove tra Tblisi, San Pietroburgo, la Rivoluzione d&apos;ottobre, poi si sposta in Inghilterra, e la storia di questa famiglia segue la Storia con la s maiuscola, con degli elementi di pensiero magico intrigante». </p>]]></content:encoded>
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    <itunes:author>Eleonora Voltolina, Ivana Pais</itunes:author>
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    <pubDate>Tue, 03 Oct 2023 09:00:00 +0200</pubDate>
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    <itunes:keywords>platform economy, Amazon, Black Mirror, Charlie Chaplin, economia di piattaforma, sharing economy, Unobravo, Ivana Pais, Università Cattolica,  slash workers, riders</itunes:keywords>
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    <itunes:title>Cosa offrono ai giovani i centri per l&#39;impiego?</itunes:title>
    <title>Cosa offrono ai giovani i centri per l&#39;impiego?</title>
    <itunes:summary><![CDATA[In questo episodio si parla del supporto i giovani possono cercare - e trovare - nel momento in cui provano ad entrare nel mondo del lavoro. In Italia il tasso di occupazione dei giovani tra i 15 e i 29 anni purtroppo è soltanto del 30%, ben 15 punti percentuali sotto la media europea; e peraltro il lavoro giovanile è caratterizzato dall'over-education – essere spesso troppo istruiti per il lavoro che si svolge – e dagli stipendi troppo bassi.   L'ospite è Francesco Maresca, responsabile...]]></itunes:summary>
    <description><![CDATA[<p>In questo episodio si parla del supporto i giovani possono cercare - e trovare - nel momento in cui provano ad entrare nel mondo del lavoro. In Italia il tasso di occupazione dei giovani tra i 15 e i 29 anni purtroppo è soltanto del 30%, ben 15 punti percentuali sotto la media europea; e peraltro il lavoro giovanile è caratterizzato dall&apos;over-education – essere spesso troppo istruiti per il lavoro che si svolge – e dagli stipendi troppo bassi. <br/><br/>L&apos;ospite è Francesco Maresca, responsabile del Settore Lavoro della Provincia di Varese. Maresca e già per oltre vent&apos;anni responsabile del Centro per l’impiego di Gallarate. </p><p>«I giovani vengono presso le nostre strutture, ma non nascondo che spesso non le conoscono bene», dice Maresca: «Recentemente sono andato a fare Orientamento in una scuola superiore e ai cinquanta ragazzi che avevo di fronte ho chiesto chi sapeva cos&apos;era un centro per l&apos;impiego: ha alzato la mano un solo ragazzo». Quindi questo episodio serve anche a far conoscere l&apos;esistenza di questi uffici, e i servizi che offrono.</p><p>Nell&apos;episodio Maresca parla con Eleonora Voltolina, fondatrice e direttrice della Repubblica degli Stagisti, di tirocini, delle opportunità di Eurodesk, dei JobDay Eures, dei servizi che un centro per l&apos;impiego offre ai giovani, oltre che del mismatch tra domanda e offerta del lavoro e dell&apos;utilizzo dei social network per entrare in comunicazione coi potenziali utenti più giovani. <br/><br/>Il libro del cuore di Francesco Maresca «è un libro un po&apos; impegnativo» scritto da una donna «di intelligenza straordinaria», Shoshana Zuboff, anche docente della Harvard Business School. Il libro si intitola &quot;Il capitalismo della sorveglianza&quot;, sottotitolo &quot;Il futuro dell&apos;umanità nell&apos;era dei nuovi poteri&quot;, pubblicato in Italia dalla Luiss University Press.</p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p>]]></description>
    <content:encoded><![CDATA[<p>In questo episodio si parla del supporto i giovani possono cercare - e trovare - nel momento in cui provano ad entrare nel mondo del lavoro. In Italia il tasso di occupazione dei giovani tra i 15 e i 29 anni purtroppo è soltanto del 30%, ben 15 punti percentuali sotto la media europea; e peraltro il lavoro giovanile è caratterizzato dall&apos;over-education – essere spesso troppo istruiti per il lavoro che si svolge – e dagli stipendi troppo bassi. <br/><br/>L&apos;ospite è Francesco Maresca, responsabile del Settore Lavoro della Provincia di Varese. Maresca e già per oltre vent&apos;anni responsabile del Centro per l’impiego di Gallarate. </p><p>«I giovani vengono presso le nostre strutture, ma non nascondo che spesso non le conoscono bene», dice Maresca: «Recentemente sono andato a fare Orientamento in una scuola superiore e ai cinquanta ragazzi che avevo di fronte ho chiesto chi sapeva cos&apos;era un centro per l&apos;impiego: ha alzato la mano un solo ragazzo». Quindi questo episodio serve anche a far conoscere l&apos;esistenza di questi uffici, e i servizi che offrono.</p><p>Nell&apos;episodio Maresca parla con Eleonora Voltolina, fondatrice e direttrice della Repubblica degli Stagisti, di tirocini, delle opportunità di Eurodesk, dei JobDay Eures, dei servizi che un centro per l&apos;impiego offre ai giovani, oltre che del mismatch tra domanda e offerta del lavoro e dell&apos;utilizzo dei social network per entrare in comunicazione coi potenziali utenti più giovani. <br/><br/>Il libro del cuore di Francesco Maresca «è un libro un po&apos; impegnativo» scritto da una donna «di intelligenza straordinaria», Shoshana Zuboff, anche docente della Harvard Business School. Il libro si intitola &quot;Il capitalismo della sorveglianza&quot;, sottotitolo &quot;Il futuro dell&apos;umanità nell&apos;era dei nuovi poteri&quot;, pubblicato in Italia dalla Luiss University Press.</p><p><br/></p><p><br/></p><p><br/></p>]]></content:encoded>
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    <link>https://www.repubblicadeglistagisti.it/article/podcast-puntata-centri-per-impiego-ospite-francesco-maresca-provincia-varese</link>
    <itunes:author>Eleonora Voltolina, Francesco Maresca</itunes:author>
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    <pubDate>Tue, 12 Sep 2023 09:00:00 +0200</pubDate>
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    <itunes:keywords>occupazione, giovani e lavoro, occupazione giovani, cpi, centri per l&#39;impiego, mismatch, trovare lavoro, gol, politiche attive per il lavoro, ammortizzatori sociali, incontro domanda-offerta di lavoro, supporto ai giovani, stage, tirocini</itunes:keywords>
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    <itunes:title>Orientamento e stage, come le università aiutano i giovani a entrare nel mondo del lavoro</itunes:title>
    <title>Orientamento e stage, come le università aiutano i giovani a entrare nel mondo del lavoro</title>
    <itunes:summary><![CDATA[Chi aiuta i giovani nel momento in cui si affacciano al mondo del lavoro? Per chi va all'università esistono degli uffici chiamati career service, oppure uffici tirocini, o ancora uffici stage, oppure Placement... Tanti nomi per intendere un solo concetto: supportare i giovani nella ricerca di opportunità di stage e di lavoro.  In questo episodio del podcast della Repubblica degli Stagisti, registrato live all'università Cattolica di Milano, Giovanni Castiglioni – Academic Career Officer pres...]]></itunes:summary>
    <description><![CDATA[<p>Chi aiuta i giovani nel momento in cui si affacciano al mondo del lavoro? Per chi va all&apos;università esistono degli uffici chiamati career service, oppure uffici tirocini, o ancora uffici stage, oppure Placement... Tanti nomi per intendere un solo concetto:<b> supportare i giovani nella ricerca di opportunità di stage</b> e di lavoro.<br/><br/>In questo episodio del podcast della Repubblica degli Stagisti, registrato live all&apos;università Cattolica di Milano,<b> Giovanni Castiglioni – Academic Career Officer presso il Servizio Stage &amp; Placement dell&apos;ateneo – fa una panoramica delle opportunità e dei servizi che sono a disposizione di uno studente universitario</b> che voglia, mentre studia, già avvicinarsi al mondo del lavoro.<br/><br/>Il momento giusto per scoprire cosa mettono a disposizione questi uffici? «Il prima possibile: già dopo sei mesi, un anno, può essere un buon momento per iniziare a capire cosa fa un career service all&apos;interno dell&apos;università» dice Castiglioni «e prepararsi a <b>scrivere un curriculum,  una lettera di presentazione</b>», o affrontare «un<b> colloquio di lavoro</b>».<br/><br/>I career service organizzano molte attività di orientamento. Per esempio, l&apos;università Cattolica ospita ogni anno centinaia di «eventi attraverso cui gli studenti possono farsi un&apos;idea di che tipo di lavoro potranno andare a svolgere, incontrare dei professionisti del mercato del lavoro, magari già a lezione o attraverso eventi, e iniziare capire qual è la loro strada».  E poi i portali universitari mettono a disposizione degli studenti anche annunci per «posizioni che possono essere in linea col loro percorso universitario».<br/><br/>Altre attività di orientamento e formazione per gli studenti possono essere<b> workshop, field project, company visit</b>. E poi «ovviamente l&apos;orientamento più generale, quindi qualcuno può anche bussare alla porta e chiedere &quot;Non so cosa vorrei fare dopo l&apos;università!&quot;. Noi lo ascoltiamo e cerchiamo di capire insieme che cosa vuole fare, e cercare di accompagnarli in questo percorso». Con un consiglio: «non aver paura di sbagliare» e poi «essere curiosi, andarsi a leggere gli annunci», essere pronti a cogliere le occasioni.<br/><br/>Il consiglio di lettura di Castiglioni è<b> “Chi ha fatto il turno di notte” del poeta bosniaco Izet Sarajlić</b> (in Italia pubblicato da Einaudi): «Sono poesie che raccontano di vita, di morte, di inciampi, di resilienza: ci sono dentro tutte le emozioni».</p>]]></description>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Chi aiuta i giovani nel momento in cui si affacciano al mondo del lavoro? Per chi va all&apos;università esistono degli uffici chiamati career service, oppure uffici tirocini, o ancora uffici stage, oppure Placement... Tanti nomi per intendere un solo concetto:<b> supportare i giovani nella ricerca di opportunità di stage</b> e di lavoro.<br/><br/>In questo episodio del podcast della Repubblica degli Stagisti, registrato live all&apos;università Cattolica di Milano,<b> Giovanni Castiglioni – Academic Career Officer presso il Servizio Stage &amp; Placement dell&apos;ateneo – fa una panoramica delle opportunità e dei servizi che sono a disposizione di uno studente universitario</b> che voglia, mentre studia, già avvicinarsi al mondo del lavoro.<br/><br/>Il momento giusto per scoprire cosa mettono a disposizione questi uffici? «Il prima possibile: già dopo sei mesi, un anno, può essere un buon momento per iniziare a capire cosa fa un career service all&apos;interno dell&apos;università» dice Castiglioni «e prepararsi a <b>scrivere un curriculum,  una lettera di presentazione</b>», o affrontare «un<b> colloquio di lavoro</b>».<br/><br/>I career service organizzano molte attività di orientamento. Per esempio, l&apos;università Cattolica ospita ogni anno centinaia di «eventi attraverso cui gli studenti possono farsi un&apos;idea di che tipo di lavoro potranno andare a svolgere, incontrare dei professionisti del mercato del lavoro, magari già a lezione o attraverso eventi, e iniziare capire qual è la loro strada».  E poi i portali universitari mettono a disposizione degli studenti anche annunci per «posizioni che possono essere in linea col loro percorso universitario».<br/><br/>Altre attività di orientamento e formazione per gli studenti possono essere<b> workshop, field project, company visit</b>. E poi «ovviamente l&apos;orientamento più generale, quindi qualcuno può anche bussare alla porta e chiedere &quot;Non so cosa vorrei fare dopo l&apos;università!&quot;. Noi lo ascoltiamo e cerchiamo di capire insieme che cosa vuole fare, e cercare di accompagnarli in questo percorso». Con un consiglio: «non aver paura di sbagliare» e poi «essere curiosi, andarsi a leggere gli annunci», essere pronti a cogliere le occasioni.<br/><br/>Il consiglio di lettura di Castiglioni è<b> “Chi ha fatto il turno di notte” del poeta bosniaco Izet Sarajlić</b> (in Italia pubblicato da Einaudi): «Sono poesie che raccontano di vita, di morte, di inciampi, di resilienza: ci sono dentro tutte le emozioni».</p>]]></content:encoded>
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    <itunes:author>Eleonora Voltolina, Giovanni Castiglioni</itunes:author>
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    <pubDate>Wed, 30 Aug 2023 14:00:00 +0200</pubDate>
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    <itunes:keywords>orientamento, formazione, università, ufficio stage, ufficio placement, università Cattolica, occupazione giovanile, laurea, laureati, mercato del lavoro, tirocini, annunci di lavoro</itunes:keywords>
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    <itunes:title>Tanti giovani impegnati nel no-profit: e il volontariato può anche servire per la formazione</itunes:title>
    <title>Tanti giovani impegnati nel no-profit: e il volontariato può anche servire per la formazione</title>
    <itunes:summary><![CDATA[Cosa andrebbe fatto per mettere i giovani italiani davvero al centro del dibattito pubblico e portarli nelle stanze dei bottoni, affinché possano contribuire alle decisioni politiche di oggi e di domani?  È ipocrita chiedere solo agli adulti– magari addirittura  anziani! – come mai i giovani, in Italia, abbiano così poco spazio. Una contraddizione in termini, una incoerenza che accade troppo spesso. Una recente pubblicazione di Openpolis e Conibambini, "Giovani e comunità", racconta che ...]]></itunes:summary>
    <description><![CDATA[<p>Cosa andrebbe fatto per mettere i giovani italiani davvero al centro del dibattito pubblico e portarli nelle stanze dei bottoni, affinché possano contribuire alle decisioni politiche di oggi e di domani?<br/><br/>È ipocrita chiedere solo agli adulti– magari addirittura  anziani! – <b>come mai i giovani, in Italia, abbiano così poco spazio</b>. Una contraddizione in termini, una incoerenza che accade troppo spesso. Una recente pubblicazione di Openpolis e Conibambini, &quot;Giovani e comunità&quot;, racconta che <b>solo il 37% dei giovani italiani pensa di avere voce in capitolo su decisioni importanti </b>a livello locale (contro una media Ue 44%).<br/><br/>Protagonista di questo episodio del podcast RdS registrato live all&apos;università Cattolica di Milano c&apos;è una delle responsabili di <b>Culturit, organizzazione non profit che si prefigge di formare studenti universitari attraverso progetti focalizzati sulla valorizzazione e lo sviluppo dei beni culturali </b>italiani: <b>Beatrice Nespoli, 25 anni, neolaureata in storia dell&apos;arte</b> proprio alla Cattolica. <br/><br/>Entrata nell&apos;associazione nel 2021, dal settembre del 2022 è <b>responsabile nazionale progetti </b>e lavora come operatrice museale e come guida. «In Culturit siamo tutti studenti universitari» racconta «quindi la parte di formazione, di imparare sul campo, è estremamente importante».<br/><br/>Nespoli descrive una sorta di meccanismo quasi “schizofrenico” che spesso i giovani riscontrano quando si affacciano al mondo del lavoro e vengono <b>considerati troppo “vecchi”</b>, perché magari non si sono laureati a tempo di record o non hanno inanellato chissà quante esperienze lavorative mentre studiavano,<b> e al contempo troppo giovani </b>e «troppo ingenui e inesperti per agire concretamente».<br/><br/>L&apos;attivista di Culturit denuncia anche come i canali tradizionali «releghino i giovani» raccontando  le loro attività in maniera superficiale, guardandoli «con paternalismo» e con sufficienza. La narrazione mainstream finisce dunque troppo spesso per semplificare, «ecco i <b>quattro ragazzini che fanno una protesta</b>», senza dare veramente voce ai giovani e alle loro istanze. Il contrario di quel che dovrebbe essere. Nespoli dunque auspica «un passo indietro» da parte degli adulti, che finalmente si facciano da parte e <b>si mettano in ascolto della voce dei giovani</b>.<br/><br/>Il libro scelto da Beatrice Nespoli come consiglio di lettura è il romanzo <b>“Un cuore così bianco” dello scrittore spagnolo Javier Marías </b>(in italia pubblicato da Einaudi): «E&apos; il mio libro del cuore per il momento... Nulla è definitivo, mai!».<br/><br/></p>]]></description>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Cosa andrebbe fatto per mettere i giovani italiani davvero al centro del dibattito pubblico e portarli nelle stanze dei bottoni, affinché possano contribuire alle decisioni politiche di oggi e di domani?<br/><br/>È ipocrita chiedere solo agli adulti– magari addirittura  anziani! – <b>come mai i giovani, in Italia, abbiano così poco spazio</b>. Una contraddizione in termini, una incoerenza che accade troppo spesso. Una recente pubblicazione di Openpolis e Conibambini, &quot;Giovani e comunità&quot;, racconta che <b>solo il 37% dei giovani italiani pensa di avere voce in capitolo su decisioni importanti </b>a livello locale (contro una media Ue 44%).<br/><br/>Protagonista di questo episodio del podcast RdS registrato live all&apos;università Cattolica di Milano c&apos;è una delle responsabili di <b>Culturit, organizzazione non profit che si prefigge di formare studenti universitari attraverso progetti focalizzati sulla valorizzazione e lo sviluppo dei beni culturali </b>italiani: <b>Beatrice Nespoli, 25 anni, neolaureata in storia dell&apos;arte</b> proprio alla Cattolica. <br/><br/>Entrata nell&apos;associazione nel 2021, dal settembre del 2022 è <b>responsabile nazionale progetti </b>e lavora come operatrice museale e come guida. «In Culturit siamo tutti studenti universitari» racconta «quindi la parte di formazione, di imparare sul campo, è estremamente importante».<br/><br/>Nespoli descrive una sorta di meccanismo quasi “schizofrenico” che spesso i giovani riscontrano quando si affacciano al mondo del lavoro e vengono <b>considerati troppo “vecchi”</b>, perché magari non si sono laureati a tempo di record o non hanno inanellato chissà quante esperienze lavorative mentre studiavano,<b> e al contempo troppo giovani </b>e «troppo ingenui e inesperti per agire concretamente».<br/><br/>L&apos;attivista di Culturit denuncia anche come i canali tradizionali «releghino i giovani» raccontando  le loro attività in maniera superficiale, guardandoli «con paternalismo» e con sufficienza. La narrazione mainstream finisce dunque troppo spesso per semplificare, «ecco i <b>quattro ragazzini che fanno una protesta</b>», senza dare veramente voce ai giovani e alle loro istanze. Il contrario di quel che dovrebbe essere. Nespoli dunque auspica «un passo indietro» da parte degli adulti, che finalmente si facciano da parte e <b>si mettano in ascolto della voce dei giovani</b>.<br/><br/>Il libro scelto da Beatrice Nespoli come consiglio di lettura è il romanzo <b>“Un cuore così bianco” dello scrittore spagnolo Javier Marías </b>(in italia pubblicato da Einaudi): «E&apos; il mio libro del cuore per il momento... Nulla è definitivo, mai!».<br/><br/></p>]]></content:encoded>
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    <link>https://repubblicadeglistagisti.it/article/podcast-live-cattolica-13-aprile</link>
    <itunes:author>Eleonora Voltolina, Beatrice Nespoli</itunes:author>
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    <pubDate>Sat, 15 Jul 2023 15:00:00 +0200</pubDate>
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    <itunes:keywords>occupazione giovanile, volontariato, associazionismo, protagonismo giovanile, università Cattolica, Culturit, terzo settore, transizione scuola-lavoro, training on the job, divulgazione culturale, civil servant, studenti universitari, Centro Studi Gobetti</itunes:keywords>
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    <itunes:title>Ricambio generazionale, Rosina indica “la direzione giusta: permettere ai giovani di scegliere”</itunes:title>
    <title>Ricambio generazionale, Rosina indica “la direzione giusta: permettere ai giovani di scegliere”</title>
    <itunes:summary><![CDATA[I giovani nell'Italia di oggi sembrano contare sempre meno, e la loro voce essere sempre meno ascoltata. Come si può invertire la rotta?  A parlarne con Eleonora Voltolina, in questo episodio registrato live all'università Cattolica di Milano, c'è Alessandro Rosina, docente di Demografia in quella stessa università e coordinatore scientifico dell'Osservatorio Giovani dell'Istituto Toniolo che attraverso il Rapporto Giovani realizza la più estesa ricerca italiana sulla condizione giovanile. Ro...]]></itunes:summary>
    <description><![CDATA[<p>I giovani nell&apos;Italia di oggi sembrano contare sempre meno, e la loro voce essere sempre meno ascoltata. Come si può invertire la rotta?<br/><br/>A parlarne con Eleonora Voltolina, in questo episodio registrato live all&apos;università Cattolica di Milano, c&apos;è <b>Alessandro Rosina, docente di Demografia in quella stessa università e coordinatore scientifico dell&apos;Osservatorio Giovani dell&apos;Istituto Toniolo</b> che attraverso il Rapporto Giovani realizza la più estesa ricerca italiana sulla condizione giovanile. Rosina è anche autore, con Elisabetta Ambrosi, del libro “Non è un paese per giovani – L’anomalia italiana: una generazione senza voce”.<br/><br/>Oggi «c&apos;è una voglia di protagonismo e di farsi sentire assieme agli altri» dice il docente. I giovani di oggi hanno finalmente acquisito la consapevolezza «che non si può cambiare da soli», che ai loro fratelli maggiori – i Millennials – mancava.<b> Ambiente e diritti sono temi importanti</b>, che «questa generazione sente in maniera molto forte e che pone nel dibattito pubblico».<br/><br/>Anche se per «trasformare il Paese» in modo che «fornisca reali opportunità», <b>secondo Rosina bisognerebbe che i giovani si occupassero anche di temi </b>come la dispersione scolastica, l&apos;inefficienza dei centri per l&apos;impiego, i Neet, il degiovanimento e gli squilibri demografici: «Tutti questi temi non sono ben conosciuti né affrontati dai giovani, e questo rischia di essere una fragilità» e può portare «a una scarsa capacità poi di incidere veramente».<br/><br/>I giovani che vivono nell&apos;Italia di oggi sono comunque resilienti: «Nonostante le difficoltà, <b>c&apos;è sempre forte un&apos;energia positiva</b>». In chiusura di puntata,  Rosina risponde anche alle sollecitazioni di Mel, giovane studentessa e militante dell&apos;associazione non profit Culturit indecisa se restare in Italia o andare all&apos;estero, e di Sara, allieva della scuola di giornalismo dell&apos;università Cattolica, che lo interroga sulla dicotomia tra metropoli e realtà locali.<br/><br/>Il libro scelto da Alessandro Rosina come consiglio di lettura è un grande classico, <b>“Le città invisibili” di Italo Calvino</b>: «Ogni volta che lo rileggo è come se leggessi un libro nuovo».</p>]]></description>
    <content:encoded><![CDATA[<p>I giovani nell&apos;Italia di oggi sembrano contare sempre meno, e la loro voce essere sempre meno ascoltata. Come si può invertire la rotta?<br/><br/>A parlarne con Eleonora Voltolina, in questo episodio registrato live all&apos;università Cattolica di Milano, c&apos;è <b>Alessandro Rosina, docente di Demografia in quella stessa università e coordinatore scientifico dell&apos;Osservatorio Giovani dell&apos;Istituto Toniolo</b> che attraverso il Rapporto Giovani realizza la più estesa ricerca italiana sulla condizione giovanile. Rosina è anche autore, con Elisabetta Ambrosi, del libro “Non è un paese per giovani – L’anomalia italiana: una generazione senza voce”.<br/><br/>Oggi «c&apos;è una voglia di protagonismo e di farsi sentire assieme agli altri» dice il docente. I giovani di oggi hanno finalmente acquisito la consapevolezza «che non si può cambiare da soli», che ai loro fratelli maggiori – i Millennials – mancava.<b> Ambiente e diritti sono temi importanti</b>, che «questa generazione sente in maniera molto forte e che pone nel dibattito pubblico».<br/><br/>Anche se per «trasformare il Paese» in modo che «fornisca reali opportunità», <b>secondo Rosina bisognerebbe che i giovani si occupassero anche di temi </b>come la dispersione scolastica, l&apos;inefficienza dei centri per l&apos;impiego, i Neet, il degiovanimento e gli squilibri demografici: «Tutti questi temi non sono ben conosciuti né affrontati dai giovani, e questo rischia di essere una fragilità» e può portare «a una scarsa capacità poi di incidere veramente».<br/><br/>I giovani che vivono nell&apos;Italia di oggi sono comunque resilienti: «Nonostante le difficoltà, <b>c&apos;è sempre forte un&apos;energia positiva</b>». In chiusura di puntata,  Rosina risponde anche alle sollecitazioni di Mel, giovane studentessa e militante dell&apos;associazione non profit Culturit indecisa se restare in Italia o andare all&apos;estero, e di Sara, allieva della scuola di giornalismo dell&apos;università Cattolica, che lo interroga sulla dicotomia tra metropoli e realtà locali.<br/><br/>Il libro scelto da Alessandro Rosina come consiglio di lettura è un grande classico, <b>“Le città invisibili” di Italo Calvino</b>: «Ogni volta che lo rileggo è come se leggessi un libro nuovo».</p>]]></content:encoded>
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    <link>https://www.repubblicadeglistagisti.it/article/protagonismo-giovanile-episodio-alessandro-rosina-podcast-rds</link>
    <itunes:author>Eleonora Voltolina, Alessandro Rosina</itunes:author>
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    <pubDate>Tue, 30 May 2023 15:00:00 +0200</pubDate>
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    <itunes:keywords>occupazione giovanile, giovani, protagonismo giovanile, talenti, opportunità per i giovani, Rapporto Giovani, Istituto Toniolo, Università Cattolica, Neet, degiovanimento</itunes:keywords>
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    <itunes:title>Maternità e lavoro, “una cosa nutre l&#39;altra”: così dovrebbe andare in azienda. E cambiare si può</itunes:title>
    <title>Maternità e lavoro, “una cosa nutre l&#39;altra”: così dovrebbe andare in azienda. E cambiare si può</title>
    <itunes:summary><![CDATA[Quante volte, ai colloqui, le donne giovani e anche meno giovani si sentono chiedere "Non è che che per caso sta cercando di avere un figlio?".  Perché le aziende temono così tanto la maternità? Perché il tasso di occupazione femminile in Italia è venti punti sotto la media europea? Perché, a cinque anni dalla laurea, gli uomini vengono pagati un quinto in più delle donne? Perché nel 2021 delle 50mila persone con figli che hanno presentato le dimissioni volontarie dal posto di lavoro, quasi t...]]></itunes:summary>
    <description><![CDATA[<p>Quante volte, ai colloqui, le donne giovani e anche meno giovani si sentono chiedere &quot;Non è che che per caso sta cercando di avere un figlio?&quot;.<br/><br/><b>Perché le aziende temono così tanto la maternità?</b> Perché il tasso di occupazione femminile in Italia è venti punti sotto la media europea? Perché, a cinque anni dalla laurea, gli uomini vengono pagati un quinto in più delle donne? Perché nel 2021 delle 50mila persone con figli che hanno presentato le dimissioni volontarie dal posto di lavoro, quasi tre quarti erano donne? <br/><br/>La risposta è semplice: perché<b> parlare di maternità nei luoghi di lavoro è ancora, nel 2023, un tabù</b>.<br/><br/>Le ospiti di questa puntata del podcast sono due manager di Danone, <b>Sonia Malaspina e Marialaura Agosta</b>, che insieme hanno scritto un libro,<b> &quot;Il congedo originale&quot;,</b> basato sull&apos;idea che la maternità, e più in generale il lavoro di cura, sia un elemento positivo per le persone anche sul luogo di lavoro. E che quindi <b>le aziende non dovrebbero temere la maternità</b>, bensì  riconoscerla come palestra di competenze, valorizzarla, e far sentire accolte le persone anziché penalizzarle per il fatto di avere dei figli a casa.<br/><br/>«Ognuno di noi può avere un impatto sulla vita delle altre persone» dice Malaspina «e nel ruolo che ognuno di noi svolge in azienda, a diversi livelli e in diverse situazioni, dobbiamo essere molto consapevoli del fatto che <b>possiamo fare la differenza</b>».<br/><br/>E anche le persone in cerca di lavoro, da parte loro, possono scegliere: cercare di capire in anticipo «la cultura aziendale» dell&apos;organizzazione per la quale si stanno candidando «per capire se quei valori sono allineati ai propri», dice Agosta; a cominciare dalla visione relativa alla possibilità di essere al contempo madri e lavoratrici.<br/><br/>Il libro scelto da Sonia Malaspina come <b>consiglio di lettura</b> è &quot;<b>Mille splendidi soli</b>&quot;, romanzo dello scrittore di origine afghana Khaled Hosseini pubblicato in Italia da Piemme. Il libro di Marialaura Agosta è invece il saggio &quot;<b>Invisibili</b>&quot;, sottotitolo &quot;Come il nostro mondo ignora le donne in ogni campo. Dati alla mano&quot; della giornalista inglese Caroline Criado Perez, uscito per Einaudi.<br/><br/><br/><br/><br/></p>]]></description>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Quante volte, ai colloqui, le donne giovani e anche meno giovani si sentono chiedere &quot;Non è che che per caso sta cercando di avere un figlio?&quot;.<br/><br/><b>Perché le aziende temono così tanto la maternità?</b> Perché il tasso di occupazione femminile in Italia è venti punti sotto la media europea? Perché, a cinque anni dalla laurea, gli uomini vengono pagati un quinto in più delle donne? Perché nel 2021 delle 50mila persone con figli che hanno presentato le dimissioni volontarie dal posto di lavoro, quasi tre quarti erano donne? <br/><br/>La risposta è semplice: perché<b> parlare di maternità nei luoghi di lavoro è ancora, nel 2023, un tabù</b>.<br/><br/>Le ospiti di questa puntata del podcast sono due manager di Danone, <b>Sonia Malaspina e Marialaura Agosta</b>, che insieme hanno scritto un libro,<b> &quot;Il congedo originale&quot;,</b> basato sull&apos;idea che la maternità, e più in generale il lavoro di cura, sia un elemento positivo per le persone anche sul luogo di lavoro. E che quindi <b>le aziende non dovrebbero temere la maternità</b>, bensì  riconoscerla come palestra di competenze, valorizzarla, e far sentire accolte le persone anziché penalizzarle per il fatto di avere dei figli a casa.<br/><br/>«Ognuno di noi può avere un impatto sulla vita delle altre persone» dice Malaspina «e nel ruolo che ognuno di noi svolge in azienda, a diversi livelli e in diverse situazioni, dobbiamo essere molto consapevoli del fatto che <b>possiamo fare la differenza</b>».<br/><br/>E anche le persone in cerca di lavoro, da parte loro, possono scegliere: cercare di capire in anticipo «la cultura aziendale» dell&apos;organizzazione per la quale si stanno candidando «per capire se quei valori sono allineati ai propri», dice Agosta; a cominciare dalla visione relativa alla possibilità di essere al contempo madri e lavoratrici.<br/><br/>Il libro scelto da Sonia Malaspina come <b>consiglio di lettura</b> è &quot;<b>Mille splendidi soli</b>&quot;, romanzo dello scrittore di origine afghana Khaled Hosseini pubblicato in Italia da Piemme. Il libro di Marialaura Agosta è invece il saggio &quot;<b>Invisibili</b>&quot;, sottotitolo &quot;Come il nostro mondo ignora le donne in ogni campo. Dati alla mano&quot; della giornalista inglese Caroline Criado Perez, uscito per Einaudi.<br/><br/><br/><br/><br/></p>]]></content:encoded>
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    <link>https://www.repubblicadeglistagisti.it/article/maternita-e-lavoro-podcast-su-libro-congedo-originale-malaspina-agosta-danone</link>
    <itunes:author>Eleonora Voltolina, Sonia Malaspina, Marialaura Agosta</itunes:author>
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    <pubDate>Thu, 04 May 2023 11:00:00 +0200</pubDate>
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    <itunes:keywords>parità di genere, occupazione femminile, maternità, maternità e lavoro, congedo maternità, stereotipi di genere, gender pay gap, discriminazione, Danone</itunes:keywords>
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    <itunes:title>“Le aziende devono capire che uno stagista non è un dipendente”, Guardamagna sui tirocini extracurricolari</itunes:title>
    <title>“Le aziende devono capire che uno stagista non è un dipendente”, Guardamagna sui tirocini extracurricolari</title>
    <itunes:summary><![CDATA[La Lombardia è in assoluto la Regione “capitale degli stagisti” con un esercito di oltre 70mila tirocinanti extracurricolari all’anno (su circa 330mila in tutta Italia, dati 2021 del ministero del Lavoro). Eppure l’indennità minima prevista per gli stagisti dalla normativa lombarda ammonta a soli 500 euro al mese, una miseria rispetto alla cifra stabilita dal Lazio (800), e inferiore anche a quella prevista in Piemonte, Abruzzo e Valle d'Aosta (600). Inoltre la Lombardia, unica in Italia, ha ...]]></itunes:summary>
    <description><![CDATA[<p><b>La Lombardia è in assoluto la Regione “capitale degli stagisti” con un esercito di oltre 70mila tirocinanti</b> extracurricolari all’anno (su circa 330mila in tutta Italia, dati 2021 del ministero del Lavoro). Eppure<b> l’indennità minima prevista per gli stagisti dalla normativa lombarda ammonta a soli 500 euro al mese</b>, una miseria rispetto alla cifra stabilita dal Lazio (800), e inferiore anche a quella prevista in Piemonte, Abruzzo e Valle d&apos;Aosta (600). Inoltre la Lombardia, unica in Italia, ha perfino previsto che <b>se lo stage si svolge in un ufficio pubblico l’indennità minima obbligatoria scenda a soli 300 euro.</b><br/><br/>Sull&apos;utilizzo dello strumento del tirocinio come politica attiva del lavoro vegliano le parti sociali; tra questi ci sono i sindacati, e tra i sindacati c&apos;è il <b>dipartimento politiche del lavoro della Cisl Lombardia</b>.  Dopo essere stata per 25 anni direttrice delle sedi di Milano, Monza e Lecco dello IAL, una rete di imprese sociali che operano nel campo della formazione professionale,  e aver accumuilato una <b>esperienza pluridecennale nell&apos;ambito della formazione e delle politiche al lavoro, Barbara Guardamagna</b> lavora oggi in questo dipartimento.<br/><br/>In questa puntata del podcast della <em>Repubblica degli Stagisti, </em>registrata live all&apos;università Cattolica di Milano, Guardamagna ripercorre con Eleonora Voltolina i punti salienti della normativa sui tirocini extracurricolari, specialmente in Lombardia: «<b>Il problema fondamentale è quello di far capire all&apos;azienda che lo stage non è un contratto di lavoro bensì un percorso formativo</b>» dice Guardamagna: «Il tirocinante non può essere abbandonato a se stesso e svolgere un lavoro che non gli viene spiegato o non avere un tutor aziendale che glielo spiega. Il tirocinante non si deve prendere le responsabilità: le responsabilità sono di chi è dipendente dell&apos;azienda!».<br/><br/>Il  consiglio di lettura di Barbara Guardamagna non è specifico su un libro o un autore, ma abbraccia un intero filone: quella della <b>letteratura di viaggio</b>, per avere «una visione più aperta».<br/><br/></p>]]></description>
    <content:encoded><![CDATA[<p><b>La Lombardia è in assoluto la Regione “capitale degli stagisti” con un esercito di oltre 70mila tirocinanti</b> extracurricolari all’anno (su circa 330mila in tutta Italia, dati 2021 del ministero del Lavoro). Eppure<b> l’indennità minima prevista per gli stagisti dalla normativa lombarda ammonta a soli 500 euro al mese</b>, una miseria rispetto alla cifra stabilita dal Lazio (800), e inferiore anche a quella prevista in Piemonte, Abruzzo e Valle d&apos;Aosta (600). Inoltre la Lombardia, unica in Italia, ha perfino previsto che <b>se lo stage si svolge in un ufficio pubblico l’indennità minima obbligatoria scenda a soli 300 euro.</b><br/><br/>Sull&apos;utilizzo dello strumento del tirocinio come politica attiva del lavoro vegliano le parti sociali; tra questi ci sono i sindacati, e tra i sindacati c&apos;è il <b>dipartimento politiche del lavoro della Cisl Lombardia</b>.  Dopo essere stata per 25 anni direttrice delle sedi di Milano, Monza e Lecco dello IAL, una rete di imprese sociali che operano nel campo della formazione professionale,  e aver accumuilato una <b>esperienza pluridecennale nell&apos;ambito della formazione e delle politiche al lavoro, Barbara Guardamagna</b> lavora oggi in questo dipartimento.<br/><br/>In questa puntata del podcast della <em>Repubblica degli Stagisti, </em>registrata live all&apos;università Cattolica di Milano, Guardamagna ripercorre con Eleonora Voltolina i punti salienti della normativa sui tirocini extracurricolari, specialmente in Lombardia: «<b>Il problema fondamentale è quello di far capire all&apos;azienda che lo stage non è un contratto di lavoro bensì un percorso formativo</b>» dice Guardamagna: «Il tirocinante non può essere abbandonato a se stesso e svolgere un lavoro che non gli viene spiegato o non avere un tutor aziendale che glielo spiega. Il tirocinante non si deve prendere le responsabilità: le responsabilità sono di chi è dipendente dell&apos;azienda!».<br/><br/>Il  consiglio di lettura di Barbara Guardamagna non è specifico su un libro o un autore, ma abbraccia un intero filone: quella della <b>letteratura di viaggio</b>, per avere «una visione più aperta».<br/><br/></p>]]></content:encoded>
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    <link>https://www.repubblicadeglistagisti.it/article/podcast-live-cattolica-22-marzo</link>
    <itunes:author>Eleonora Voltolina, Barbara Guardamagna</itunes:author>
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    <pubDate>Wed, 26 Apr 2023 16:00:00 +0200</pubDate>
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    <itunes:keywords>mercato del lavoro, Cisl, sindacato, tirocini, stagisti, normativa sugli stage, diritti degli stagisti, tutor aziendale, ospitare un tirocinante, occupazione giovanile, assunzione post stage, indennità di stage</itunes:keywords>
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    <itunes:title>Rafforzare i diritti degli stagisti, servono nuove normative: Paolo Romano, neoeletto in Regione Lombardia</itunes:title>
    <title>Rafforzare i diritti degli stagisti, servono nuove normative: Paolo Romano, neoeletto in Regione Lombardia</title>
    <itunes:summary><![CDATA[I tirocini curricolari, cioè quelli svolti mentre si sta compiendo un percorso di studi (per esempio mentre si fa l'università, oppure un master) sono un po' i "parenti poveri" dei tirocini extracurricolari. Questo perché la normativa non protegge a sufficienza i diritti degli stagisti curricolari, a cominciare da quello a ricevere una indennità mensile. Eppure ogni anno un numero enorme di persone fa tirocini curricolari: tra 150mila e 200mila secondo le stime della Repubblica degli Stagisti...]]></itunes:summary>
    <description><![CDATA[<p>I <b>tirocini curricolari, cioè quelli svolti mentre si sta compiendo un percorso di studi</b> (per esempio mentre si fa l&apos;università, oppure un master) sono un po&apos; i &quot;parenti poveri&quot; dei tirocini extracurricolari. Questo perché la normativa non protegge a sufficienza i diritti degli stagisti curricolari, a cominciare da quello a ricevere una indennità mensile. Eppure <b>ogni anno un numero enorme di persone fa tirocini curricolari: tra 150mila e 200mila secondo le stime della </b><b><em>Repubblica degli Stagisti</em></b>, contando insieme gli stagisti-studenti provenienti dalle università, dagli ITS, dai corsi di formazione professionale, dai master universitari e non universitari, e in generale da qualsiasi percorso di formazione formalmente riconosciuto.<br/><br/> A focalizzare pro e contro insieme a Eleonora Voltolina, in questo episodio del podcast della <em>Repubblica degli Stagisti</em> registrato live all&apos;università Cattolica di Milano, c&apos;è <b>Paolo Romano, 27 anni</b>, già segretario metropolitano dei Giovani Democratici e da pochi mesi <b>consigliere regionale della Regione Lombardia</b>.<br/><br/>Durante la conversazione viene toccato anche il tema della<b> mancata riforma della normativa, &quot;sfiorata&quot; e poi svanita nel 2022</b> con la caduta del governo Draghi, e della necessità di rafforzare i diritti dei tirocinanti curricolari: «Mi fa un po&apos; specie» dice Romano, che la legge tuttora vigente sui curricolari risalga «al 1997-1998: io sono nato nel 1996: siamo coetanei! Ci sono problemi enormi, che è molto grave non siano stati affrontati prima». E qui Romano fa come esempio il fatto che ad oggi i tirocini curricolari non diano vita a comunicazione obbligatoria: il che li rende virtualmente invisibili, «e quindi non sono soggetti ai controlli dell&apos;Ispettorato del lavoro». E poi, naturalmente, il fatto che ad oggi sia ancora <b>legale proporre tirocini curricolari gratuiti</b>: «Un&apos;ingiustizia molto forte che crea delle diseguaglianze sociali e le amplifica».<br/><br/>«Più noi riusciremo a normare bene i tirocini curricolari ed extracurricolari» dice Romano «più avvantaggeremo l&apos;impresa sana che oggi soffre della concorrenza scorretta di chi utilizza in maniera sfruttante i tirocini».<br/><br/>Il libro scelto da Paolo Romano come consiglio di lettura è &quot;Baol&quot;, sottotitolo &quot;Una tranquilla notte di regime&quot;, romanzo breve di Stefano Benni pubblicato da Feltrinelli.</p>]]></description>
    <content:encoded><![CDATA[<p>I <b>tirocini curricolari, cioè quelli svolti mentre si sta compiendo un percorso di studi</b> (per esempio mentre si fa l&apos;università, oppure un master) sono un po&apos; i &quot;parenti poveri&quot; dei tirocini extracurricolari. Questo perché la normativa non protegge a sufficienza i diritti degli stagisti curricolari, a cominciare da quello a ricevere una indennità mensile. Eppure <b>ogni anno un numero enorme di persone fa tirocini curricolari: tra 150mila e 200mila secondo le stime della </b><b><em>Repubblica degli Stagisti</em></b>, contando insieme gli stagisti-studenti provenienti dalle università, dagli ITS, dai corsi di formazione professionale, dai master universitari e non universitari, e in generale da qualsiasi percorso di formazione formalmente riconosciuto.<br/><br/> A focalizzare pro e contro insieme a Eleonora Voltolina, in questo episodio del podcast della <em>Repubblica degli Stagisti</em> registrato live all&apos;università Cattolica di Milano, c&apos;è <b>Paolo Romano, 27 anni</b>, già segretario metropolitano dei Giovani Democratici e da pochi mesi <b>consigliere regionale della Regione Lombardia</b>.<br/><br/>Durante la conversazione viene toccato anche il tema della<b> mancata riforma della normativa, &quot;sfiorata&quot; e poi svanita nel 2022</b> con la caduta del governo Draghi, e della necessità di rafforzare i diritti dei tirocinanti curricolari: «Mi fa un po&apos; specie» dice Romano, che la legge tuttora vigente sui curricolari risalga «al 1997-1998: io sono nato nel 1996: siamo coetanei! Ci sono problemi enormi, che è molto grave non siano stati affrontati prima». E qui Romano fa come esempio il fatto che ad oggi i tirocini curricolari non diano vita a comunicazione obbligatoria: il che li rende virtualmente invisibili, «e quindi non sono soggetti ai controlli dell&apos;Ispettorato del lavoro». E poi, naturalmente, il fatto che ad oggi sia ancora <b>legale proporre tirocini curricolari gratuiti</b>: «Un&apos;ingiustizia molto forte che crea delle diseguaglianze sociali e le amplifica».<br/><br/>«Più noi riusciremo a normare bene i tirocini curricolari ed extracurricolari» dice Romano «più avvantaggeremo l&apos;impresa sana che oggi soffre della concorrenza scorretta di chi utilizza in maniera sfruttante i tirocini».<br/><br/>Il libro scelto da Paolo Romano come consiglio di lettura è &quot;Baol&quot;, sottotitolo &quot;Una tranquilla notte di regime&quot;, romanzo breve di Stefano Benni pubblicato da Feltrinelli.</p>]]></content:encoded>
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    <itunes:author>Eleonora Voltolina</itunes:author>
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    <pubDate>Fri, 14 Apr 2023 11:00:00 +0200</pubDate>
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    <itunes:keywords>tirocini, tirocini curricolari, università, studenti universitari, diritto allo studio, crediti formativi, università Cattolica, istruzione, diritti degli stagisti, ministero del lavoro, stage di qualità, sfruttamento, precariato, dumping salariale</itunes:keywords>
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    <itunes:title>Stage, consigli da giovane a giovane su come vivere al meglio l&#39;esperienza</itunes:title>
    <title>Stage, consigli da giovane a giovane su come vivere al meglio l&#39;esperienza</title>
    <itunes:summary><![CDATA[Questo episodio è uno spezzone della registrazione della presentazione della Guida Best Stage 2023  all'università Cattolica di Milano.  Protagoniste di questa pillola di podcast sono Giulia, Sara e Chiara,  studentesse del Laboratorio di ricerca sociale qualitativa guidato dalla professoressa Cristina Pasqualini della Cattolica, che stanno partecipando a una ricerca sui tirocini a partire da ben 100 interviste a stagisti sia  curricolari sia extracurricolari.   Le student...]]></itunes:summary>
    <description><![CDATA[<p>Questo episodio è uno spezzone della registrazione della presentazione della Guida Best Stage 2023  all&apos;università Cattolica di Milano.<br/><br/>Protagoniste di questa pillola di podcast sono Giulia, Sara e Chiara,  studentesse del Laboratorio di ricerca sociale qualitativa guidato dalla professoressa Cristina Pasqualini della Cattolica, che stanno partecipando a una ricerca sui tirocini a partire da ben 100 interviste a stagisti sia  curricolari sia extracurricolari. <br/><br/>Le studentesse portano alcune testimonianze che hanno raccolto nel corso del lavoro di ricerca, in particolare i consigli che gli stagisti da loro intervistati danno ai loro coetanei. <br/><br/>E poi la fondatrice della Repubblica degli Stagisti Eleonora Voltolina e Eleonora Torre di EY commentano questi consigli!</p>]]></description>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Questo episodio è uno spezzone della registrazione della presentazione della Guida Best Stage 2023  all&apos;università Cattolica di Milano.<br/><br/>Protagoniste di questa pillola di podcast sono Giulia, Sara e Chiara,  studentesse del Laboratorio di ricerca sociale qualitativa guidato dalla professoressa Cristina Pasqualini della Cattolica, che stanno partecipando a una ricerca sui tirocini a partire da ben 100 interviste a stagisti sia  curricolari sia extracurricolari. <br/><br/>Le studentesse portano alcune testimonianze che hanno raccolto nel corso del lavoro di ricerca, in particolare i consigli che gli stagisti da loro intervistati danno ai loro coetanei. <br/><br/>E poi la fondatrice della Repubblica degli Stagisti Eleonora Voltolina e Eleonora Torre di EY commentano questi consigli!</p>]]></content:encoded>
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    <link>https://repubblicadeglistagisti.it/article/presentazione-guida-best-stage-2023-universita-cattolica-10-marzo</link>
    <itunes:author>Eleonora Voltolina, Eleonora Torre</itunes:author>
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    <pubDate>Wed, 05 Apr 2023 10:00:00 +0200</pubDate>
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    <itunes:keywords>formazione, università, lavoro, ricerca sociale, statistica, tirocini, consigli, aziende, domanda-offerta di lavoro, esperienza di lavoro, occupazione giovanile, EY, occasioni professionali, occasioni di formazione, orientamento, università Cattolica di M</itunes:keywords>
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    <itunes:title>Job Hunting Tips, i consigli di EY per un colloquio di lavoro</itunes:title>
    <title>Job Hunting Tips, i consigli di EY per un colloquio di lavoro</title>
    <itunes:summary><![CDATA[Questo episodio è un altro spezzone della registrazione della presentazione della Guida Best Stage 2023  all'università Cattolica di Milano.  In questa "pillola centrale" c'è l'intervento di Eleonora Torre della società di consulenza EY, una delle aziende virtuose del network della Repubblica degli Stagisti, che racconta la parte di "Job Hunting Tips" contenuta nella Guida Best Stage 2023. Torre fornisce consigli e dritte a chi si sta approcciando al mondo del lavoro, sta scrivendo il su...]]></itunes:summary>
    <description><![CDATA[<p>Questo episodio è un altro spezzone della registrazione della presentazione della Guida Best Stage 2023  all&apos;università Cattolica di Milano.<br/><br/>In questa &quot;pillola centrale&quot; c&apos;è l&apos;intervento di Eleonora Torre della società di consulenza EY, una delle aziende virtuose del network della Repubblica degli Stagisti, che racconta la parte di &quot;Job Hunting Tips&quot; contenuta nella Guida Best Stage 2023. Torre fornisce consigli e dritte a chi si sta approcciando al mondo del lavoro, sta scrivendo il suo cv e si sta preparando per qualche colloquio. </p>]]></description>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Questo episodio è un altro spezzone della registrazione della presentazione della Guida Best Stage 2023  all&apos;università Cattolica di Milano.<br/><br/>In questa &quot;pillola centrale&quot; c&apos;è l&apos;intervento di Eleonora Torre della società di consulenza EY, una delle aziende virtuose del network della Repubblica degli Stagisti, che racconta la parte di &quot;Job Hunting Tips&quot; contenuta nella Guida Best Stage 2023. Torre fornisce consigli e dritte a chi si sta approcciando al mondo del lavoro, sta scrivendo il suo cv e si sta preparando per qualche colloquio. </p>]]></content:encoded>
    <enclosure url="https://www.buzzsprout.com/2132097/episodes/12586773-job-hunting-tips-i-consigli-di-ey-per-un-colloquio-di-lavoro.mp3" length="13692549" type="audio/mpeg" />
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    <itunes:author>Eleonora Torre, Eleonora Voltolina</itunes:author>
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    <pubDate>Wed, 05 Apr 2023 09:00:00 +0200</pubDate>
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    <itunes:keywords>consigli per i giovani, giovani e lavoro, orientamento, occupazione giovanile, tirocini, stage, empowerment dei giovani, colloquio di lavoro, ricerca e selezione del personale, EY, consulenza, job hunting tips, università Cattolica</itunes:keywords>
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    <itunes:title>Ed ecco a voi la Guida Best Stage 2023!</itunes:title>
    <title>Ed ecco a voi la Guida Best Stage 2023!</title>
    <itunes:summary><![CDATA[Questo episodio è un po' fuori dallo standard: si tratta di uno spezzone della registrazione della presentazione della Guida Best Stage 2023  all'università Cattolica di Milano,  In questa prima "pillola" dell'evento ci sono il brevissimo intervento di benvenuto di Emiliano Sironi, professore associato di Statistica sociale, poi l'intervento di Roberto Reggiani, responsabile dell'ufficio Stage &amp; Placement dell'università Cattolica di Milano, e infine quello di Eleonora Voltolina, la ...]]></itunes:summary>
    <description><![CDATA[<p>Questo episodio è un po&apos; fuori dallo standard: si tratta di uno spezzone della registrazione della presentazione della Guida Best Stage 2023  all&apos;università Cattolica di Milano,<br/><br/>In questa prima &quot;pillola&quot; dell&apos;evento ci sono il brevissimo intervento di benvenuto di Emiliano Sironi, professore associato di Statistica sociale, poi l&apos;intervento di Roberto Reggiani, responsabile dell&apos;ufficio Stage &amp; Placement dell&apos;università Cattolica di Milano, e infine quello di Eleonora Voltolina, la fondatrice della Repubblica degli Stagisti, con i contenuti e le finalità della Guida Best Stage 2023. <br/> </p>]]></description>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Questo episodio è un po&apos; fuori dallo standard: si tratta di uno spezzone della registrazione della presentazione della Guida Best Stage 2023  all&apos;università Cattolica di Milano,<br/><br/>In questa prima &quot;pillola&quot; dell&apos;evento ci sono il brevissimo intervento di benvenuto di Emiliano Sironi, professore associato di Statistica sociale, poi l&apos;intervento di Roberto Reggiani, responsabile dell&apos;ufficio Stage &amp; Placement dell&apos;università Cattolica di Milano, e infine quello di Eleonora Voltolina, la fondatrice della Repubblica degli Stagisti, con i contenuti e le finalità della Guida Best Stage 2023. <br/> </p>]]></content:encoded>
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    <itunes:author>Eleonora Voltolina, Emiliano Sironi, Roberto Reggiani</itunes:author>
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    <pubDate>Wed, 05 Apr 2023 08:00:00 +0200</pubDate>
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    <itunes:keywords>orientamento, formazione, università, università cattolica, giovani, giovani e lavoro, occupazione giovanile, università e lavoro, tirocini, stage, tirocini curricolari, fare uno stage, diritti degli stagisti, normativa</itunes:keywords>
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    <itunes:title>I giovani italiani hanno difficoltà entrare nel mondo del lavoro, Nicoletta Merlo della Cisl: &quot;Il sindacato può lavorare per loro&quot;</itunes:title>
    <title>I giovani italiani hanno difficoltà entrare nel mondo del lavoro, Nicoletta Merlo della Cisl: &quot;Il sindacato può lavorare per loro&quot;</title>
    <itunes:summary><![CDATA[I giovani non si fidano più del sindacato? Non pensano che sia importante, o che possa aiutarli in caso di bisogno? Secondo una ricerca di qualche anno fa solo l'11% delle persone under 30, rispetto alle azioni da intraprendere per tutelare il proprio posto di lavoro, sceglierebbe di rivolgersi a un sindacato.    Ospite di questa puntata è Nicoletta Merlo, 35 anni, responsabile delle Politiche Giovanili della Cisl nazionale, un sindacato che ha oltre 4 milioni di iscritti, di cui 2 milio...]]></itunes:summary>
    <description><![CDATA[<p><b>I giovani non si fidano più del sindacato? </b>Non pensano che sia importante, o che possa aiutarli in caso di bisogno? Secondo una ricerca di qualche anno fa solo l&apos;11% delle persone under 30, rispetto alle azioni da intraprendere per tutelare il proprio posto di lavoro, sceglierebbe di rivolgersi a un sindacato.  <br/><br/><b>Ospite di questa puntata è Nicoletta Merlo, 35 anni, responsabile delle Politiche Giovanili della Cisl nazionale</b>, un sindacato che ha oltre 4 milioni di iscritti, di cui 2 milioni e mezzo di lavoratori attivi e 1 milione e mezzo di pensionati. &quot;<b>Non è tanto che i giovani si siano allontanati dal sindacato</b>&quot;, dice nel corso della puntata, &quot;<b>quanto che il lavoro si è allontanato dai giovani</b>: sono ancora troppi i lavoratori precari, i giovani che non riescono a trovare lavoro, per non parlare del problema dei Neet. Quando si analizza l&apos;adesione dei giovani al sindacato, bisogna anche valutare tutte queste circostanze&quot;.<br/><br/>Merlo parla con Eleonora Voltolina, fondatrice della Repubblica degli Stagisti, anche della possibilità di incentivare la partecipazione giovanile nelle strutture sindacali attraverso lo strumento delle &quot;<b>quote giovani</b>&quot;, dello spazio che le <b>donne</b> si stanno conquistando anche nelle posizioni di vertice, e dell&apos;importanza della comunicazione per <b>rendere consapevoli i giovani dei loro diritti</b>.<br/><br/>Il libro scelto da Nicoletta Merlo come consiglio di lettura è la saga dell&apos;Amica Geniale di Elena Ferrante (pubblicata dalle Edizioni E/O).</p>]]></description>
    <content:encoded><![CDATA[<p><b>I giovani non si fidano più del sindacato? </b>Non pensano che sia importante, o che possa aiutarli in caso di bisogno? Secondo una ricerca di qualche anno fa solo l&apos;11% delle persone under 30, rispetto alle azioni da intraprendere per tutelare il proprio posto di lavoro, sceglierebbe di rivolgersi a un sindacato.  <br/><br/><b>Ospite di questa puntata è Nicoletta Merlo, 35 anni, responsabile delle Politiche Giovanili della Cisl nazionale</b>, un sindacato che ha oltre 4 milioni di iscritti, di cui 2 milioni e mezzo di lavoratori attivi e 1 milione e mezzo di pensionati. &quot;<b>Non è tanto che i giovani si siano allontanati dal sindacato</b>&quot;, dice nel corso della puntata, &quot;<b>quanto che il lavoro si è allontanato dai giovani</b>: sono ancora troppi i lavoratori precari, i giovani che non riescono a trovare lavoro, per non parlare del problema dei Neet. Quando si analizza l&apos;adesione dei giovani al sindacato, bisogna anche valutare tutte queste circostanze&quot;.<br/><br/>Merlo parla con Eleonora Voltolina, fondatrice della Repubblica degli Stagisti, anche della possibilità di incentivare la partecipazione giovanile nelle strutture sindacali attraverso lo strumento delle &quot;<b>quote giovani</b>&quot;, dello spazio che le <b>donne</b> si stanno conquistando anche nelle posizioni di vertice, e dell&apos;importanza della comunicazione per <b>rendere consapevoli i giovani dei loro diritti</b>.<br/><br/>Il libro scelto da Nicoletta Merlo come consiglio di lettura è la saga dell&apos;Amica Geniale di Elena Ferrante (pubblicata dalle Edizioni E/O).</p>]]></content:encoded>
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    <itunes:author>Eleonora Voltolina, Nicoletta Merlo</itunes:author>
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    <pubDate>Thu, 30 Mar 2023 14:00:00 +0200</pubDate>
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    <itunes:keywords>sindacato, Cisl, Ces, Garanzia Giovani, precariato, Neet, contratti, diritti dei lavoratori, tutela dei lavoratori, quote giovani, quote rosa, mercato del lavoro,  Confederazione Europea dei Sindacati, Politiche Giovanili, expat, Elena Ferrante</itunes:keywords>
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    <itunes:title>“I treni non passano una volta sola”: incontro con Giulio Xhaet, ambasciatore dei late bloomers</itunes:title>
    <title>“I treni non passano una volta sola”: incontro con Giulio Xhaet, ambasciatore dei late bloomers</title>
    <itunes:summary><![CDATA[Quando si arriva a 20 o 30 anni senza le idee chiare su cosa si vuole fare a livello professionale scatta talvolta una sorta di panico, di paura di restare indietro. Oppure di aver sbagliato tutto, di aver scelto male la scuola, l’università, il lavoro, e di essere condannati a pagarne le conseguenze. Giulio Xhaët, consulente in Newton spa ed esperto di competenze digitali, è arrivato alla laurea ben fuori tempo massimo ed è entrato nel mondo del lavoro alla non tenera età di 29 anni: per que...]]></itunes:summary>
    <description><![CDATA[<p>Quando si arriva a 20 o 30 anni senza le idee chiare su cosa si vuole fare a livello professionale scatta talvolta una sorta di panico, di paura di restare indietro. Oppure di aver sbagliato tutto, di aver scelto male la scuola, l’università, il lavoro, e di essere condannati a pagarne le conseguenze. Giulio Xhaët, consulente in Newton spa ed esperto di competenze digitali, è arrivato alla laurea ben fuori tempo massimo ed è entrato nel mondo del lavoro alla non tenera età di 29 anni: per questo si considera volentieri un “ambasciatore dei late bloomers”, anzi sopratutto dei “multiple bloomers”. <br/><br/>Autore di un saggio appena uscito dal titolo “Da Grande”, sottotitolo “Non è mai troppo tardi per capire chi potresti diventare” (Sonzogno),  Xhaët parla con la giornalista Eleonora Voltolina, fondatrice della Repubblica degli Stagisti, di come ciascuno di noi può riflettere su chi vuole veramente essere e agire per trasformare quel proprio desiderio in realtà. E di come si può evitare di lasciarsi paralizzare dal timore di non farcela, di essere troppo vecchi per cambiare rotta, “di contraddirsi e contenere moltitudini”, come dice prendendo a prestito  le poetiche parole di Walt Whitman.<br/><br/>Il suggerimento di lettura di Giulio Xhaët è il romanzo “La mano sinistra del buio” della scrittrice americana Ursula K. Le Guin, vincitrice di innumerevoli premi tra cui l’Hugo e il Nebula, recentemente ripubblicato in Italia nella collana Oscar Mondadori in una nuova traduzione di Chiara Reali.<br/><br/>Il sound design del podcast è a cura di Giorgio Baù (http://www.lospazioporto.com/); la sigla è composta e realizzata da Matthieu Mantanus (https://fr.matthieumantanus.com/).</p>]]></description>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Quando si arriva a 20 o 30 anni senza le idee chiare su cosa si vuole fare a livello professionale scatta talvolta una sorta di panico, di paura di restare indietro. Oppure di aver sbagliato tutto, di aver scelto male la scuola, l’università, il lavoro, e di essere condannati a pagarne le conseguenze. Giulio Xhaët, consulente in Newton spa ed esperto di competenze digitali, è arrivato alla laurea ben fuori tempo massimo ed è entrato nel mondo del lavoro alla non tenera età di 29 anni: per questo si considera volentieri un “ambasciatore dei late bloomers”, anzi sopratutto dei “multiple bloomers”. <br/><br/>Autore di un saggio appena uscito dal titolo “Da Grande”, sottotitolo “Non è mai troppo tardi per capire chi potresti diventare” (Sonzogno),  Xhaët parla con la giornalista Eleonora Voltolina, fondatrice della Repubblica degli Stagisti, di come ciascuno di noi può riflettere su chi vuole veramente essere e agire per trasformare quel proprio desiderio in realtà. E di come si può evitare di lasciarsi paralizzare dal timore di non farcela, di essere troppo vecchi per cambiare rotta, “di contraddirsi e contenere moltitudini”, come dice prendendo a prestito  le poetiche parole di Walt Whitman.<br/><br/>Il suggerimento di lettura di Giulio Xhaët è il romanzo “La mano sinistra del buio” della scrittrice americana Ursula K. Le Guin, vincitrice di innumerevoli premi tra cui l’Hugo e il Nebula, recentemente ripubblicato in Italia nella collana Oscar Mondadori in una nuova traduzione di Chiara Reali.<br/><br/>Il sound design del podcast è a cura di Giorgio Baù (http://www.lospazioporto.com/); la sigla è composta e realizzata da Matthieu Mantanus (https://fr.matthieumantanus.com/).</p>]]></content:encoded>
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    <link>https://www.repubblicadeglistagisti.it/article/recensione-da-grande-di-giulio-xhaet</link>
    <itunes:author>Eleonora Voltolina, Giulio Xhaët</itunes:author>
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    <pubDate>Tue, 14 Mar 2023 10:00:00 +0100</pubDate>
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    <itunes:keywords>lavoro, aspirazioni, aspettative, carriera, realizzazione, fallimento, scelte di vita, formazione, cambiare lavoro, Sonzogno, università, Factanza, Legolize, cambiamento, cambio di rotta, soddisfazione professionale</itunes:keywords>
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    <itunes:title>Le nuove generazioni “possono accelerare la trasformazione delle imprese” secondo Zanella di EY</itunes:title>
    <title>Le nuove generazioni “possono accelerare la trasformazione delle imprese” secondo Zanella di EY</title>
    <itunes:summary><![CDATA[La situazione del mercato del lavoro per i giovani italiani non è rosea, con un tasso di disoccupazione giovanile molto alto e un tasso di occupazione per la fascia di età 25-34 anni molto più basso della media europea. Ma le nuove generazioni hanno anche molti assi da giocare: sono cresciuti avendo la possibilità di viaggiare di più, di utilizzare tecnologie che fino a venti o anche solo dieci anni fa nemmeno esistevano, e di sviluppare sensibilità verso temi come la diversità, l'ambiente, l...]]></itunes:summary>
    <description><![CDATA[<p>La situazione del mercato del lavoro per i giovani italiani non è rosea, con un tasso di disoccupazione giovanile molto alto e un tasso di occupazione per la fascia di età 25-34 anni molto più basso della media europea. Ma le nuove generazioni hanno anche molti assi da giocare: sono cresciuti avendo la possibilità di viaggiare di più, di utilizzare tecnologie che fino a venti o anche solo dieci anni fa nemmeno esistevano, e di sviluppare sensibilità verso temi come la diversità, l&apos;ambiente, l&apos;equità sociale.<br/>Eleonora Voltolina, giornalista e fondatrice della Repubblica degli Stagisti, completa il dialogo avviato nell’episodio pilota del podcast della Repubblica degli Stagisti con la manager Silvia Zanella di EY, che racconta la sua esperienza nel campo dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Voltolina e Zanella parlano di mismatch, orientamento pre e post università, parità di genere, e del perché EY fa ormai da molti anni parte del network di aziende virtuose della Repubblica degli Stagisti e ha voluto anche essere sponsor della Guida Best Stage 2023.<br/>Il suggerimento di lettura di Silvia Zanella è il romanzo breve “Piccole cose da nulla” della scrittrice irlandese Claire Keegan, pubblicato in Italia da Einaudi.</p>]]></description>
    <content:encoded><![CDATA[<p>La situazione del mercato del lavoro per i giovani italiani non è rosea, con un tasso di disoccupazione giovanile molto alto e un tasso di occupazione per la fascia di età 25-34 anni molto più basso della media europea. Ma le nuove generazioni hanno anche molti assi da giocare: sono cresciuti avendo la possibilità di viaggiare di più, di utilizzare tecnologie che fino a venti o anche solo dieci anni fa nemmeno esistevano, e di sviluppare sensibilità verso temi come la diversità, l&apos;ambiente, l&apos;equità sociale.<br/>Eleonora Voltolina, giornalista e fondatrice della Repubblica degli Stagisti, completa il dialogo avviato nell’episodio pilota del podcast della Repubblica degli Stagisti con la manager Silvia Zanella di EY, che racconta la sua esperienza nel campo dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Voltolina e Zanella parlano di mismatch, orientamento pre e post università, parità di genere, e del perché EY fa ormai da molti anni parte del network di aziende virtuose della Repubblica degli Stagisti e ha voluto anche essere sponsor della Guida Best Stage 2023.<br/>Il suggerimento di lettura di Silvia Zanella è il romanzo breve “Piccole cose da nulla” della scrittrice irlandese Claire Keegan, pubblicato in Italia da Einaudi.</p>]]></content:encoded>
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    <itunes:author>Eleonora Voltolina</itunes:author>
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    <pubDate>Mon, 27 Feb 2023 16:00:00 +0100</pubDate>
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    <itunes:keywords>occupazione giovanile, giovani, lavoro, stage, tirocinio, precariato, opportunità di lavoro, cv, colloqui di lavoro, ricerca di lavoro, università, orientamento, Millennials, Generazione Y, Gen Z, Generazione Z, EY, consulenza, società di consulenza, carr</itunes:keywords>
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    <itunes:title>Benvenuti al podcast della Repubblica degli Stagisti!</itunes:title>
    <title>Benvenuti al podcast della Repubblica degli Stagisti!</title>
    <itunes:summary><![CDATA[In questo episodio pilota la giornalista e imprenditrice sociale Eleonora Voltolina presenta il neonato podcast della Repubblica degli Stagisti, la testata giornalistica online che ormai da quasi 15 anni accompagna i giovani italiani nel momento di passaggio dalla formazione al lavoro. Voltolina dialoga con la manager Silvia Zanella di EY sui temi dell'occupazione giovanile, focalizzando anche le modalità più efficaci per avvicinarsi al mondo del lavoro. Nell'episodio si parla anche della nuo...]]></itunes:summary>
    <description><![CDATA[<p>In questo episodio pilota la giornalista e imprenditrice sociale Eleonora Voltolina presenta il neonato podcast della Repubblica degli Stagisti, la testata giornalistica online che ormai da quasi 15 anni accompagna i giovani italiani nel momento di passaggio dalla formazione al lavoro. Voltolina dialoga con la manager Silvia Zanella di EY sui temi dell&apos;occupazione giovanile, focalizzando anche le modalità più efficaci per avvicinarsi al mondo del lavoro. Nell&apos;episodio si parla anche della nuova edizione della &quot;Guida Best Stage&quot;, il vademecum della <em>Repubblica degli Stagisti</em> , da pochi giorni online (scaricabile gratuitamente dalla homepage di Repubblicadeglistagisti.it), che fornisce informazioni e supporto a coloro che si apprestano a fare una prima esperienza di stage o di lavoro.<br/>Il suggerimento di lettura di Silvia Zanella: “Un mondo senza lavoro. Come rispondere alla disoccupazione tecnologica” dell’economista britannico Daniel Susskind, pubblicato in Italia da Bompiani.</p>]]></description>
    <content:encoded><![CDATA[<p>In questo episodio pilota la giornalista e imprenditrice sociale Eleonora Voltolina presenta il neonato podcast della Repubblica degli Stagisti, la testata giornalistica online che ormai da quasi 15 anni accompagna i giovani italiani nel momento di passaggio dalla formazione al lavoro. Voltolina dialoga con la manager Silvia Zanella di EY sui temi dell&apos;occupazione giovanile, focalizzando anche le modalità più efficaci per avvicinarsi al mondo del lavoro. Nell&apos;episodio si parla anche della nuova edizione della &quot;Guida Best Stage&quot;, il vademecum della <em>Repubblica degli Stagisti</em> , da pochi giorni online (scaricabile gratuitamente dalla homepage di Repubblicadeglistagisti.it), che fornisce informazioni e supporto a coloro che si apprestano a fare una prima esperienza di stage o di lavoro.<br/>Il suggerimento di lettura di Silvia Zanella: “Un mondo senza lavoro. Come rispondere alla disoccupazione tecnologica” dell’economista britannico Daniel Susskind, pubblicato in Italia da Bompiani.</p>]]></content:encoded>
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    <itunes:author>Eleonora Voltolina</itunes:author>
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    <pubDate>Fri, 10 Feb 2023 14:00:00 +0100</pubDate>
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